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Articolo 22/12/2013

LA STAGIONE DELLA SPERANZA


Da qualche anno l'arrivo del Natale è preannunciato da luci poste nelle strade e dall'allestimento delle vetrine anche se, ultimamente - complice la crisi - il natale dei consumi si presenta più fragile. Forse questa situazione diventa l'occasione per recuperare il significato interiore e, quindi, autentico della festa cristiana: in questo tempo facciamo esperienza della vicinanza di Colui che ha creato il mondo, che orienta la storia e che si è preso cura di noi giungendo fino al punto di farsi uomo. La liturgia ci conduce a contemplare il mistero grande e affascinante del Dio con noi, anzi del Dio che si fa uno di noi.
Mentre i nostri cuori si aprono alla celebrazione della nascita di Cristo, la Chiesa orienta il nostro sguardo alla meta definitiva: l'incontro con il Signore che tornerà un giorno nello splendore della sua gloria. La parola che riassume questa situazione, in cui si attende qualcosa che deve manifestarsi, ma che nello stesso tempo si intravede e si pregusta è la "speranza". L'avvento e il Natale sono per eccellenza la stagione spirituale della speranza e in questo periodo tutto il popolo di Dio si mette in cammino attirato dalla certezza che il nostro Dio è il Dio che viene e chiama tutti ad andargli incontro.
La speranza cristiana supera ogni altra: l'uomo, nel succedersi dei suoi giorni, ha molte speranze, più grandi e più piccole, diverse nei diversi periodi della vita. Nella gioventù ci può essere l'attesa del grande amore che dia un senso all'esistenza; poi la ricerca di una professione che dia stabilità alla vita. Quando, però, queste speranze si realizzano, appare con chiarezza che esse in realtà non erano il tutto: si avverte il bisogno di una speranza che vada oltre. L'uomo si rende conto che può bastare solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre più di ciò che potrà raggiungere con le sue sole forze: avverte il desiderio della speranza grande verso cui si sente attratto.
"Questa grande speranza - scriveva Benedetto XVI - può essere solo Dio, che abbraccia l'universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere. Dio è il fondamento della speranza - non qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati fino alla fine". Il ricordo vivo ed operante di quanto Dio un tempo ha fatto diventa incoraggiamento ad attendere nuovamente la sua venuta, senza distogliere l'attenzione dall'impegno verso le realtà terrene. Anche queste devono essere sviluppate sotto il segno della speranza di un loro miglioramento, di un loro perfezionamento.
La speranza grande sostiene ogni altra speranza e l'attesa della venuta del Signore alla fine dei tempi conduce a porre mete di cambiamento anche nella realtà: il cammino verso il Regno passa attraverso il cammino sulle strade del mondo. Una virtù, la speranza, non sempre facile da custodire: per questo deve essere amata, fatta crescere e ha bisogno di raccoglimento e di preghiera.

mons. Gilberto Donnini




















































































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