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Articolo 08/12/2013
Chi è questa donna di cui tutti conosciamo il nome e che ci viene incontro quando mancano pochi giorni alla festa di Natale, o meglio, al giorno in cui Maria di Nazaret darà alla luce il Figlio Gesù Cristo?
Lui, l'Emanuele, il "Dio con noi", correndo incontro a noi così smarriti e sfiduciati, così avvinghiati alla nostra economia in difficoltà, alla politica che rivela crepe profonde, alla fame che decima le popolazioni, alle violenze senza fine che impediscono di conoscere la pace, ci dona una donna, ponte fra Antico e Nuovo Testamento, il cui nome contiene in sé l'intero mistero della salvezza. Donna che intreccia in sé finito e infinito, visibile e invisibile, gioia e dolore, che suscita interrogativi ma dona risposte, non rimanendo passiva ed inerte nelle vicende dell'umanità.
Collocata sulla soglia, sul limitare tra il tempo dell'attesa di cui è carico Israele, Maria è Madre e mediatrice per i cristiani, presenza divina tra noi che di padre in figlio, di madre in figlia, tracciamo solchi nella storia dei popoli e nei cuori di tutti.
Nel divenire sempre mosso e tumultuoso del mare quotidiano, gonfio di incertezze, Maria dona vita nel grembo della realtà per salvare la perennità dell'esistenza, irraggia luce perché è lo splendore della comunità trasfigurata, la trasparenza dello Spirito.
Il Figlio fa rifiorire il deserto, non automaticamente o magicamente come la bacchetta di Harry Potter, ma immettendo nelle nostre libertà quella linfa che può farci alzare lo sguardo a lei.
Maria è anello di congiunzione tra Gesù e il popolo ebreo: il Redentore è stato generato da una donna ebrea di nome Maria, il cui cuore si è abbeverato alla sorgente della legge, della Torah. Divisi da secoli di storia, uniti però dallo stesso stile di fede in cui speriamo la salvezza come dono di grazia, la Figlia di Sion compimento di tutta la storia di Israele, della sua attesa e del suo sforzo verso Dio, è per noi la prima cellula del Paradiso ritrovato e della nuova creazione in Cristo. Maria che ci porta il dono vero, insieme primo ed ultimo di questa nostra stirpe: il Corpo di Cristo.
L'Immacolata, scelta per essere la Madre di Dio, è il risultato più puro della discesa di Dio e della salita dell'uomo Tutti ci chiediamo: quando usciremo da questo tempo ed entreremo nella realtà di Dio? Maria, erede di una lunga storia, protesa nell'attesa, ci indica come giungerci, dove diremo l'amen per il cammino compiuto.
Le mani della madre, dell'Immacolata, aperte in preghiera e in accoglienza toccano l'infinito: mani alzate in preghiera che squarciano la cappa che ci avvolge e non trattengono lo sguardo, ma lo rinviano sempre più verso Dio.
mons. Gilberto Donnini