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Articolo 01/12/2013

LA GIOIA DEL VANGELO


Questo significa, appunto, il titolo (Evangelii Gaudium) dell'esortazione apostolica di Papa Francesco. C'è del coraggio in questo titolo: non nasce dall'"offerta di consumo" che "è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro della ricerca mancata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata".
Viene, invece, da un affascinamento - quasi un innamoramento - nel quale le parole escono dal cuore suggerite da una acuta intelligenza e ad esse corrispondono la sua vita e le sue convinzioni. Lo si è capito subito fin dall' apparizione sul balcone di S. Pietro: il suo sorriso abituale è già un annuncio del vangelo quasi a contraddire la stessa "mondanità spirituale", "che si nasconde dietro apparenze di religiosità e perfino di amore per la Chiesa", ma che si traduce poi in gloria umana e in benessere personale.
È una denuncia, un rimprovero, ma non ferisce, non scoraggia perché si trasforma in un impegno, in una promessa. "Il fascino - chiarisce il Papa - di poter mostrare conquiste sociali e politiche", la "vanagloria legata alla gestione delle faccende pratiche", di per sé è un'accusa alle debolezze della comunità cristiana, ma non offende le persone perché le ama.
Conoscendo la fragilità della natura umana, essendo stato immerso nel dolore della gente povera, avendo compreso il dolore delle donne, Papa Francesco può affermare che "non è progressista eliminare una vita umana". E aggiunge che "non è un argomento soggetto a presunte riforme o modernizzazioni": di qui il dovere della Chiesa di prendersi cura dei più deboli, "dei bambini nascituri".
Il Papa rivela tutta la continuità del suo magistero con quello dei Papi suoi predecessori, ma più che la denuncia preferisce seguire la via dell'annuncio. La Chiesa è madre e perciò deve riflettere la bontà di Dio, la sua misericordia e invece qualche volta viene percepita come una "dogana". Si rivolge a tutti i cristiani, ma quel "noi ci comportiamo come controllori" appare diretto ai sacerdoti, agli stessi vescovi, ai confessori. Se fosse stato Giovanni Paolo II, i media avrebbero detto che il Papa ha tuonato, ha sgridato, ha rimproverato. Papa Francesco sorprende nella sua genuinità fino a disarmare i malumori e le obiezioni.
E allora può concedersi di più. Innanzitutto svegliare lo spirito missionario della Chiesa: con delicatezza chiede di partecipare al suo sogno missionario per trasformare tutto, "le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale" per adeguarli all'evangelizzazione. Nel suo cuore è un atto di amore, nel suo pensiero un programma che intende avviare: audacia nella fede e creatività si congiungono insieme nel suo sogno missionario.
Intende però condividerle con tutti i vescovi, pensa seriamente ad una decentralizzazione e conversione del papato. La Chiesa di Papa Francesco si riforma anche nelle sue strutture per stare nel mondo globalizzato , in rete, non per dominare come l'economia dell'"esclusione e iniquità" o la "cultura dello scarto".

mons. Gilberto Donnini




















































































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