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Articolo 24/11/2013

APRITE LE PORTE A CRISTO


Settimana prossima saranno presenti in Basilica le reliquie di Papa Giovanni Paolo II, una figura alla quale ciascuno di noi è grato perché, in un tempo in cui la fede cristiana è stata messa a dura prova, ha illuminato e confermato la nostra fede e, in un tempo in cui il male tante volte ha mostrato il suo volto peggiore, ha aperto il nostro cuore alla speranza. In realtà due sue espressioni - che sono di fede e di speranza - sembrano dare il senso del suo pontificato e, in un certo modo, riassumerlo.
La prima ("Non abbiate paura. Aprite le porte a Cristo") era un invito ad accogliere con fiducia Gesù e il messaggio trasmesso dalla Chiesa, senza temere che la fede potesse attentare alla dignità e ai valori dell'uomo ma anzi con la certezza che Cristo illumina il mistero che l'uomo tante volte è perfino a se stesso.
La seconda (Duc in altum! "Prendi il largo") l'ha pronunciata alla chiusura del Giubileo dell'anno 2000 mentre si apriva per il mondo e per la Chiesa un nuovo secolo: si trattava, per la Chiesa, di non aver paura di entrare nel mare aperto della storia umana confidando non tanto sulle nostre forze, ma sulla potenza di Cristo e affrontando con grande fiducia e coraggio i tempi nuovi.
Il problema che ha dominato il pontificato di Giovanni Paolo II è stato quello dell'annuncio e della difesa della fede e della morale cristiana. Con i suoi numerosissimi viaggi il Papa non solo ha voluto annunciare il vangelo a tutti gli uomini, ma ha voluto incoraggiare le Chiese locali a fare opera di evangelizzazione anche nelle difficili situazioni in cui talvolta esse si trovano. Anche per questo ha pubblicato il Catechismo della Chiesa cattolica (11 ottobre 1992) "come norma sicura per l'insegnamento della fede".
Ma alla difesa della fede e della morale cristiana Giovanni Paolo II ha strettamente congiunto la difesa dell'uomo, nella convinzione che la "causa di Dio" e la "causa dell'uomo" vanno di pari passo e stanno o cadono insieme. Di qui l'impegno nella difesa della dignità della persona in tutti gli esseri umani ma soprattutto dei più deboli (bambini, malati, handicappati, anziani soli, profughi e rifugiati) e la difesa della "dignità della donna" nella lettera Mulieris Dignitatem (1988), mettendo in risalto il "genio femminile". Ma soprattutto si deve ricordare l'insistenza sul rispetto della vita umana e l'impegno particolarissimo che Giovanni Paolo II ha posto nella difesa della libertà religiosa. Non si può, poi, ignorare l'attenzione ai problemi della giustizia sociale e la ricerca continua della pace.
Se a tutto questo si aggiunge il coraggio con cui ha affrontato una malattia invalidante resistendo fino all'ultimo e dando così sostegno e conforto a tanti nostri fratelli e sorelle che soffrono, capiamo quali e quanti motivi abbiamo per manifestare, in questi giorni nella preghiera, la nostra riconoscenza al Signore che ce lo ha dato e a lui per tutto quello che ha fatto.

mons. Gilberto Donnini




















































































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