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Articolo 06/10/2013

SE IN QUESTI GIORNI


Giorno dopo giorno, fatica ad attenuarsi l'eco del rumore delle armi sul campo di una battaglia politica e questo rumore arriva nei luoghi dove la gente vive l'incrociarsi della sofferenza e della fatica con la speranza e la fiducia. Gli echi vengono da un campo di battaglia la cui lontananza non è data da distanze geografiche ma da distanze umane, culturali e sociali.
Se in questi giorni di tensione si fosse negli ospedali, dove un fiume umano scorre silenzioso e trepidante, ci si accorgerebbe della tristezza che questi echi comunicano.
Se in questi giorni di tensione si fosse nelle reti della solidarietà, che sono più che mai vive e presenti sul territorio, ci si accorgerebbe della povertà umana che viene da quegli echi.
Se in questi giorni di tensione si fosse nelle scuole, dove il futuro è seduto sui banchi, ci si accorgerebbe della pochezza intellettuale e culturale che quegli echi trasmettono.
Se in questi giorni di tensione si fosse davanti ai cancelli delle fabbriche, dove l'angoscia si mescola alla rabbia, ci si accorgerebbe della delusione profonda che quegli echi accrescono.
Se in questi giorni di tensione si fosse tra i nostri emigrati in Europa e nel resto del mondo, dove è forte la fierezza di essere italiani, ci si accorgerebbe del senso di frustrazione che quegli echi esportano.
In questi luoghi c'è un'umanità che si trova in prima linea a riflettere sull'essenziale della vita e avverte immediatamente le conseguenze di una battaglia triste. Stare in questi giorni in mezzo alla gente e ascoltarla con rispetto consente di rendersi conto che è proprio il suo amore semplice e genuino per questo paese a chiedere di deporre quelle armi prima che sia troppo tardi e a trasformare lo scontro in un confronto dove ci si misuri con la forza della politica e non con la politica della forza.
Dalla gente che sta attraversando con sacrifici, responsabilità e fiducia una stagione difficile, si impara a guardare lontano e in alto. Anche la politica, dunque, deve uscire dal tempio immergersi nelle periferie, anche la politica deve prendere atto che dalle periferie e non solo dal centro viene l'indicazione della direzione da prendere insieme per uscire dalla crisi. Non potrà forse essere una indicazione tecnica ma certamente sarà una indicazione morale di cui c'è assoluta necessità per non lasciare il paese in balia dei venti e delle onde di uno scontro dagli esiti deleteri.
La gente non lo merita e ancor meno lo meritano le nuove generazioni che, già provate dalla mancanza di lavoro, tengono con mani ferme il timone di una nave che procede in un mare in tempesta.

mons. Gilberto Donnini




















































































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