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Articolo 08/09/2013
Scena colta su un treno: uno entra nella carrozza e dice al ragazzo che occupava il posto che era stato, invece, riservato a lui "Puoi restare tranquillamente accanto al finestrino". Risposta cortese, ma inattesa: "No grazie, preferisco stare al computer".
Mi è subito venuto in mente che in qualsiasi tipo di viaggio - in treno, in pullman, in aereo - c'è sempre stata una gara per occupare il posto al finestrino per gustare la bellezza dei paesaggi, il mutare dei colori del cielo, le tracce della creatività umana in tanti angoli delle campagne e delle città. Ma quel "No, grazie" fa pensare ad una sfida: da una parte il video di un computer e, dall'altra, il finestrino di un treno, due modi diversi di educare e di accostarsi alla realtà.
Forse non è molto intelligente e neppure utile contrapporre una cosa all'altra, forse è meglio lasciar spazio alle immagini di quelle famiglie che, staccata la spina del computer, si lasciano sorprendere dai silenzi, dai rumori e colori della natura. Perché solo così è possibile non irrigidirsi di fronte a un "No, grazie" e cercare l'intesa tra un finestrino e un video.
Questa ricerca un po' bizzarra si ripropone davanti al titolo "La famiglia educa alla custodia del creato" che apre il messaggio dei vescovi italiani nella 8° giornata per la custodia del creato che si è celebrata domenica 1 settembre. Una famiglia che esprime e condivide nei gesti e nelle parole di ogni giorno il significato più alto e più bello della vita, suscita inevitabilmente consapevolezza e sensibilità anche sul tema del creato che comprende ma non si ferma a quello dell'ambiente. Infatti suggerisce passi in più verso gli orizzonti del dono, della gratuità, della reciprocità.
Il messaggio suggerisce ad ogni famiglia questi passi, questi percorsi educativi che portano alla formazione di una coscienza in cui prendono respiro la ricerca e l'incontro con la verità, il bene e la bellezza. Occorre trovare un'intesta tra il finestrino di un treno e il video di un computer portatile o di un telefonino. Non è un'impresa impossibile, c'è, però, bisogno di ritrovare l'arte di educare, cioè la consapevolezza che gli occhi, non solo dei bambini, hanno bisogno non soltanto di un video ma anche di un finestrino per conoscere, ammirare e amare il mondo.
Ma il finestrino e il video servono anche per soffrire con il mondo perché il dono di "un giardino, un luogo abitabile per tutti" troppe volte viene strappato dalla violenza. Non tutti i fiori sbocciano e non sempre soffia un vento leggero tra gli alberi. Ci sono troppi angoli del mondo in cui l'erba viene schiacciata dai cingolati e il terreno sconvolto dalle esplosioni delle bombe: terreni non bagnati dalle piogge, ma dalle lacrime e dal sangue.
Ancora una volta, purtroppo, la riflessione sul creato si misura con l'angoscia per la violenza che lo sconvolge colpendo soprattutto il custode e distruggendo il dono
Ancora una volta l'arte di educare - che è l'arte di custodire passato, presente e futuro - rimane l'unica risposta disarmata alla forza distruttiva dell'indifferenza e dell'odio. Ed è la speranza, che si può scorgere dal finestrino di un treno come dal video di un computer, a sostenere un'arte che ha nel cuore la cura del creato e la passione per il suo custode.
mons. Gilberto Donnini