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Articolo 01/09/2013

LUMEN FIDEI


Una felice meditazione sulla luce che illumina la vita: è l'enciclica "Lumen Fidei" scritta da due Papi. Vi si avverte la cultura profonda di Ratzinger, il suo dialogo anche critico con i pensatori dell'Occidente, mentre si coglie l'immediatezza dello stile di Papa Francesco.
Dal sottofondo di alcune espressioni si intuiscono i nomi di alcuni pensatori della cultura moderna: il filosofo della morte di Dio, Nietzsche il quale aveva decretato che seguire l'illusione della fede significa rinunciare alla verità. Wittgenstein che, pur da credente, aveva confinato la fede nell'irrazionale, nella mistica, perché le uniche verità possibili, dimostrate, sono soltanto quelle della scienza e dei risultati della tecnica. Invece conta anche la memoria, perché ci si rivolge anche a chi ci ha preceduto, come i martiri, i profeti, gli apostoli e Gesù.
Dunque i due Papi entrano nella nostra contemporaneità; anzi in quella modernità che vedrebbe nella fede addirittura "una verità che si imponga con la violenza", per cui si chiede un passo indietro alle religioni nella vita pubblica in nome dell'universalismo e della tolleranza. Verità e religione, invece, non sono assolutamente causa di intolleranza e fanatismo, anche se i conflitti non sono mancati.
Vedendo che le religioni non scompaiono, come prevedeva la sociologia, ma rinascono nuove religiosità - almeno nel resto del mondo fuori dell'Europa - ora alcuni sociologi sostengono una sorta di religione fai da te, risultante da un assemblaggio di diverse verità e riti. Le chiamano religioni individualizzate, personalizzate, costruite su misura di ciascuno. Ricorda, invece, Papa Francesco che "la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un'opinione soggettiva".
Certo, il linguaggio dell'enciclica è semplice, il testo non è infarcito di citazioni ma scorre velocemente. Va ad incontrare gli interrogativi del dubbioso, del laico, dello stesso credente. Proprio perché si rivolge a tutti senza distinzioni o esclusioni a causa della cultura, le lettera enciclica sulla luce della fede cerca di dimostrare l'efficacia pratica di credere.
Prima di tutto perché porta luce nell'esistenza personale, ma anche nella società. O il bene comune, il bene di tutti che deve essere perseguito dalla politica ha il fondamento nell'amore di un Padre, oppure lo sviluppo è guidato dall'utile e dalla misura del profitto. Si potrebbe osservare che l'utilitarismo - di pochi - è proprio il sistema che ha favorito quel capitalismo finanziario che sta alla radice della crisi attuale. I rapporti sociali, il bene comune vanno ripensati nella chiave della "fraternità".
E nemmeno si può separare il credere e la sua luce, dal diritto, dalla giustizia, dalla pace se essa si fonda in un Dio che è Padre. La fede mostra la sua efficacia anche come fondamento della famiglia perché legge la sua unità come immagine di un'alleanza più grande, quella di Dio. E se la fede è efficace nel cammino dell'esistenza, significa ancora di più che non è una illusione.
Dio non solo non è morto, ma illumina la città terrena prima ancora di quella celeste.

mons. Gilberto Donnini




















































































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