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Articolo 11/08/2013
"…accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza". Forse è fuori dell'infuocato dibattito politico di questi giorni, ma non è fuori tema questo passo della "grande preghiera per l'Italia" che Giovanni Paolo II donò al paese il 15 marzo 1994. Pochi anni dopo, il 6 agosto 1998, lo stesso Papa, nell'incoraggiare la ripresa della preghiera quotidiana per l'Italia nel santuario di Loreto, si diceva convinto che "il popolo italiano potrà così facilmente discernere i segni dei tempi e impegnarsi con coraggio e perseverare nell'edificazione di una società dal volto e dalla dimensione autenticamente umani".
Discernere i segni dei tempi in una crisi interminabile e in un momento di fortissime tensioni appare un compito troppo difficile: per commentatori ed opinionisti è nient'altro che un pio esercizio di anime belle con la testa tra le nuvole.
E se, invece, queste anime avessero i piedi per terra e la testa non "tra le nuvole", ma "oltre" le nuvole? Piedi per terra perché il pregare, così come inteso e vissuto dai cristiani e dalle comunità cristiane, non è un assentarsi dalla storia e dalla cronaca, mentre avere la testa oltre le nuvole non è abbandonarsi ad una ingenua utopia ma è affidarsi ad una speranza fondata sulla propria responsabilità e su quella di quanti hanno a cuore il bene di un paese sempre più in sofferenza e trepidazione.
Sono queste persone a formare quel popolo che, ha ricordato Papa Francesco a Rio, a volte suggerisce alle sue guide le direzioni da prendere per rispondere con saggezza e lungimiranza alle esigenze di giustizia, di solidarietà, di riconciliazione. La voce del popolo ha una dignità, una libertà e una forza che hanno radici nella sua anima di cui nessuno può impadronirsi e che nessuno può piegare a propri disegni. Quest'anima è cresciuta e cresce, giorno dopo giorno, nel fecondo dialogare del credere, del pensare e dell'agire.
A questo popolo Giovanni Paolo II si rivolge nella preghiera per l'Italia richiamando il Vangelo perché "sia luce e vigore per le nostre scelte personali e sociali". Ed ancora il Papa chiede il dono "di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti" e di "convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare le nostre società".
La preghiera del cristiano non è dunque, neppure in ore convulse ed amare, una fuga dalla complessità - neppure quella politica - ma è un portare la complessità dentro una riflessione ed un impegno che hanno a cuore il bene integrale di ognuno e di tutti. Nel rincorrersi frenetico di toni alti la preghiera - come ricordava Papa Francesco a Rio - richiama e rilancia il tema del silenzio e della lentezza: non per stare indietro, ma per andare avanti nella storia con lo sguardo al bene comune. La saggezza e la lungimiranza camminano con i passi di un popolo consapevole del suo ruolo di costruttore di futuro anche in un tempo in cui le guide sembrano essersi smarrite lungo percorsi fuori pista.
Il 6 agosto nel santuario di Loreto, come ogni anno, si prega per l'Italia con le parole di Giovanni Paolo II: i media, nel frastuono in cui si muovono, magari non se ne accorgono nemmeno. Non importa, questo popolo che anche in tutte le chiese prega per il bene del nostro paese ha la certezza che Qualcuno è in ascolto.
mons. Gilberto Donnini