edicola - articoli
Articolo 04/08/2013
Tre domande, tre risposte, come i tre chiodi che hanno appeso Gesù a quella croce che, nel corso dei secoli, è diventata il grande simbolo universale al quale credenti o non credenti - purchè siano pensanti (come diceva il card. Martini) - rivolgono uno sguardo ora interrogativo, ora compassionevole, ora di invocazione per trovare forza e fiducia.
Da quel terribile momento sul Golgota "la Croce ha percorso tutti continenti e ha attraversato i più svariati mondi dell'esistenza umana, restando quasi impregnata dalle situazioni di vita dei tanti giovani che l'hanno vista e l'hanno portata".
Con lo sguardo rivolto al condannato, al personaggio storico e reale, si stabilisce un rapporto che Papa Francesco delinea con vigore: "nessuno può toccare la Croce di Gesù senza lasciarvi qualcosa di se stesso e senza portare qualcosa della Croce di Gesù nella propria vita".
Il movimento è duplice: andata e ritorno. Guadagno o perdita? Se lo scultore è lo Spirito, tutto è guadagno, perché se scolpendo si toglie qualcosa, solo allora emerge l'opera d'arte: la persona umana, quella per cui Gesù Cristo si è lasciato inchiodare.
Ecco, allora le tre domande rivolte ai giovani da Papa Francesco:
"Che cosa avete lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il vostro immenso paese?"
"E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi?"
"Che cosa insegna alla nostra vita quella Croce?"
Ed ecco le risposte:
"Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade per prendere su di sé le nostre paure, i nostri problemi, la nostre sofferenze, anche la più profonde". Francesco non teme di elencare tutte le sofferenze di oggi, dalla prima all'ultima; in almeno una ciascuno di noi si riconosce e si ritrova, ma egli dice: "Coraggio, non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita".
"Lascia un bene che nessuno può darci: la certezza dell'amore incrollabile di Dio per noi. Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e dona la forza per portarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci. Nella Croce di Cristo c'è tutto l'amore di Dio, la sua immensa misericordia". Se è così, come non fidarsi, come non affidarsi del tutto? È innegabile che la storia è flagellata dal male, dal dolore, dalla nemica che insidia il nostro esistere, la morte. Ci troviamo, però, al livello penultimo, perché "con lui il male, la sofferenza e la morte non hanno l'ultima parola, perché lui dona speranza e vita: ha trasformato la Croce da strumento di odio, di sconfitta e di morte in segno di amore, di vittoria e di vita".
"La Croce di Cristo invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a guardare sempre l'altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto, chi aspetta una parola, un gesto e ad uscire da noi stessi per andargli incontro e tendergli la mano". Il nostro volto può ora uscirne scolpito come i volti di chi lo accompagnò allora".
Conclusione: "E tu come sei? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria?" Lasciati inchiodare, per risorgere.
mons. Gilberto Donnini