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Articolo 07/07/2013
Bruxelles: dalla Cappella per l'Europa bastano pochi passi per raggiungere il palazzo del Parlamento europeo. I due luoghi sono a distanza fisica ravvicinata - c'è solo rue Ballard che li separa - ma tra una piccola chiesa e un grande palazzo sembra esserci una distanza smisurata. Da una parte c'è raccoglimento e silenzio, mentre dall'altra ci si infervora nel dibattito politico e ci si misura sull'attività istituzionale.
Cosa può dire una cappella silenziosa a un enorme palazzo dove si intrecciano molte lingue diverse? Non sembra che ci siano occasioni e possibilità di incontro. Eppure quello che separa i due luoghi è una strada, non un muro. Bisogna, è vero, fare molta attenzione perché c'è sempre molto traffico, ma rue Ballard si può attraversare e riattraversare in ogni momento: non è una barriera invalicabile.
Le immagini stradali possono riassumere l'idea di fondo della "Week for hope" proposta a Bruxelles dalla Commissione dei vescovi della comunità europea per rileggere l'esortazione pastorale "Ecclesia in Europa" di Giovanni Paolo II nel decimo anniversario della pubblicazione, avvenuta il 29 giugno 2003.
A fare da guida nell'attraversamento della strada che separa due luoghi così vicini e così distanti sono alcuni santi martiri e testimoni della fede che nel corso dei secoli - ha affermato il card. Marx Presidente della Commissione - "hanno segnato in particolar modo la storia europea": Jerzy Popielusko, Pino Puglisi, John Henry Newman, Josef Henry Cardijn, Bernardino da Siena, Hildegard von Bingen.
Sono loro che "invitano ad avanzare con sicurezza nell'esperienza dell'alterità tra popoli europei, tra religioni differenti, tra credenti e umanisti, tra uomini e donne…..Essi iscrivono le nostre costruzioni politiche, che in certi momenti possono sembrare molto laboriose, nel disegno misterioso del Padre che è un disegno di unità".
La riflessione è per i monaci di Thibrine rapiti e uccisi nel 1996, ma nella sia di questi martiri europei in Africa si pongono tutti quelli che hanno camminato sulle strade d'Europa, in tempi non meno tristi e difficili degli attuali, senza mai venir meno al desiderio di dire con la propria vita le ragioni della speranza.
Ma oggi all'altro luogo, al palazzo della politica e del governo della comunità, quale messaggio può venire da chi si è posto al servizio degli altri e chiede alla politica di non dimenticare questo suo fondamento? Ci sono messaggi che, per raggiungere la coscienza di chi abita i luoghi della politica e delle istituzioni, scelgono tempistiche non scritte sui calendari e percorrono itinerari imprevedibili. C'è una comunicazione che sfugge alle logiche dei media: accanto alla cappella e al palazzo ci sono le case.
I messaggi dell'Europa e per l'Europa bussano alla porta della coscienza di quanti tra dieci mesi eleggeranno i loro rappresentanti nelle sue istituzioni "per inventare non solo un mercato ma soprattutto un'arte di vivere insieme e dove ciò che l'uno porta trovi eco in ciò che porta l'altro".
Si apre il tempo dell'attesa: a indicare qualche segnale positivo non sono tanto le previsioni degli esperti e neppure l'eredità intellettuale e spirituale di chi, in tempi non meno bui e tristi degli attuali, ha fatto della speranza il dono più concreto all'Europa.
A rendere possibile un orizzonte meno nero è soprattutto la memoria. È quella presenza-assenza che nelle chiese, nei palazzi e nelle case non può rimanere nei ritratti incorniciati o nelle pagine dei libri, ma deve diventare il volto di chi, davanti a quei ritratti e a quei libri, avverte il richiamo alla responsabilità personale senza la quale la speranza, anche per l'Europa, diventa una parola vuota.
mons. Gilberto Donnini