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Articolo 16/06/2013
Hanno mirato all'essenziale in un incontro sobrio, vivo e toccante: nei discorsi di Papa Francesco e del Presidente Napolitano ci sono tutti i temi delle relazioni tra Italia e Santa Sede, ma ci sono anche i temi caldi della vita quotidiana. E, quel che più conta, c'è il reciproco mettersi a disposizione, cioè ci sono le radici di un dialogo che continua e che si affonda nell'identità stessa dell'Italia. A partire da Roma, dove i due colli si "guardano con simpatia", parola del Papa Francesco ribadita dal Presidente della Repubblica che ha parlato di "fattiva concordia" e di "limpida collaborazione".
Per questo entrambi hanno sottolineato l'importanza della libertà religiosa, da promuovere in tutto il mondo, ed hanno accennato ai valori della democrazia: è proprio l'esercizio a cui siamo chiamati negli anni di questa crisi che sembra consumare non solo le risorse economiche, ma anche la nostra psicologia collettiva e le nostre risorse morali. Proprio qui c'è da investire.
Così il Papa richiama all'impegno politico, ma soprattutto impegna alla conversione: "Noi cattolici - ha detto - abbiamo il dovere di impegnarci sempre di più in un serio cammino di conversione spirituale, affinché ci avviciniamo al vangelo", che è poi la grande risorsa da mettere a disposizione di tutti. Il resto, suggerisce, viene di conseguenza. Così è chiaramente definito il contributo fondamentale che accompagna l'identità italiana.
E lo stesso Presidente Napolitano ha ricordato che oggi serve una nuova capacità e mentalità, oltre che solidarietà e giustizia: serve qualcosa di nuovo per sostenere e superare la crisi che qualcuno ha definito più rilevante di quella del 1929.
Di qui il ruolo particolare dell'Italia che Papa Francesco ha ribadito e che poggia proprio su questo cristianesimo vivo e popolare, su una identità aperta, coerente con una democrazia da sviluppare nel senso di farla sempre ritornare alla sua radice.
Il Presidente Napolitano ha ricordato che è una tradizione che il capo dello Stato italiano si affretti a visitare il nuovo pontefice: una bella tradizione che non ha nulla di formale, ma è sempre più sostanza.
Perché oggi serve prospettiva, serve slancio. Servono riferimenti, quei sobri, essenziali, chiarissimi riferimenti che i capi dei due Stati che convivono felicemente a Roma, hanno saputo richiamare. Due discorsi che si sono intrecciati, segno di un rapporto che fa l'identità, l'originalità e la risorsa di un'Italia che può ritrovare slancio. Ma deve convertirsi, come non si stanca di ripetere il Papa, con "una grande partecipazione di popolo". Così questo tempo di "riflessione e di crisi" (sono sempre parole di Napolitano), può essere colto in positivo, guardando avanti con serenità. Anche se bisogna camminare ancora molto e con passo svelto.
mons. Gilberto Donnini