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Articolo 26/05/2013

LETTERE DAL DOMANI


"Lettere dal domani" è il titolo di un libro che il giornalista e scrittore Romano Battaglia ha offerto a tutti come un dono all'umanità nel 1973: è una raccolta di pensieri che compie quarant'anni ma quelle pagine - rigate di sogni e di sofferenze di bambini di ogni parte del mondo - continuano a misurarsi con la cronaca di oggi. Sempre più spesso siamo di fronte a storie di piccole vittime della violenza e dell'indifferenza, si ha continuamente notizia di bambini feriti e colpiti a morte, anche dove avrebbero dovuto sentirsi più amati e protetti. Notizie che hanno i colori tristi del dolore e del lutto, mentre i protagonisti, avevano e hanno nel cuore il desiderio di dipingere il mondo con i colori allegri della gioia e della speranza. Si rimane turbati e scossi ma ci si scopre anche impotenti di fronte a una devastante catena di violenze su innocenti indifesi e non bastano, anche se utili, le spiegazioni degli psicologi per trovare il filo di una matassa di umiliazione, di sofferenza e di morte. Le domande diventano nodi alla gola e il più delle volte restano senza risposte.
I bambini non smettono mai di fare e di essere domande.
Non hanno, però, voce nei dibattiti, non intervengono nelle scelte politiche che pure li riguardano essendo anch'essi cittadini; forse sono invisibili ma chi ha responsabilità di sintesi e di governo non può non avvertire su di sé gli sguardi dei piccoli, non può accettare che vengano lasciati ai margini della storia. I bambini, comunque, non si rassegnano a restare nell'angolo e spesso sono proprio loro ad inquietare gli adulti sul significato della vita, sono loro a ricondurre tanti discorsi di esperti all'essenziale, alla verità.
I bambini ascoltano, capiscono, pensano, giudicano.
Un piccolo esempio: nel libro di Romano Battaglia un bambino di nove anni, dopo aver assistito al salvataggio di un passero da parte dei pompieri in piazza del Duomo a Milano, commenta: "Come mai accadono tante cose brutte nel mondo se la gente chiama i pompieri per salvare un passero?". Non si dovrebbe dimenticare la sapienza dei piccoli, basterebbe stare un po' in mezzo a loro per rendersi conto della inquietante profondità dei "perché" e della capacità di distinguere le risposte formali dalle risposte che nascono dal cuore. E questo vale anche sul piano della fede: centinaia di migliaia di ragazzi in questi mesi ricevono la Prima Comunione: uno spettacolo di voglia di vivere e di credere che si pone di fronte alla tiepidezza e alla stanchezza di molti adulti.
Anche qui i bambini ci sono e fanno domande.
Papa Francesco che con freschezza e profondità sta educando l'opinione pubblica, non si tanca di ricordarlo e di richiamare i piccoli come espressione di un amore infinito. Potrebbe, quindi, piacere al Papa quello che un bambino di otto anni ha confessato a Romano Battaglia. "Nella mia casa siamo tutti poveri ma il mio babbo ha gli occhi celesti, la mia mamma ha gli occhi celesti, io ho gli occhi celesti e anche il gatto ha gli occhi celesti. Quando siamo tutti seduti a tavola nella nostra casa sembra che ci sia il cielo".
Un sorriso sta bene, ma l'immagine porta a pensieri che nulla tolgono al dovere di un impegno personale e pubblico perché non vengano tradite e derubate del futuro le generazioni che verranno. Questa immagine dice, semplicemente, che i bambini continuano ad essere testimoni e maestri di gioia e di speranza e, nonostante tutto, sono in attesa di adulti che lo siano altrettanto.

mons. Gilberto Donnini




















































































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