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Articolo 05/05/2013
Gli occhi grandi di una foca neonata o lo sguardo impertinente di un gattino, la coda lucente di una balena che si inabissa o il primo pasto di un piccolo gorilla: se vi state chiedendo quale sia la causa sociale più seguita e veicolata sui "social network", dimenticate rifugiati politici o donne maltrattate. Piuttosto puntate con decisione sulla salvaguardia dei diritti degli animali.
Un'indagine americana ha stabilito che la causa sociale seguita dalle reti è quella dei diritti degli animali, i bambini devono accontentarsi del secondo posto: sono i risultati di uno studio realizzato dalla Georgetown University per rappresentare con precisione il comportamento, la percezione e le motivazioni nei confronti delle associazioni e delle cause sociali. "Persuasione digitale, come i social media motivano e veicolano il supporto alle cause sociali" è l'indagine che ha preso in considerazione un campione di circa duemila statunitensi maggiorenni attivi sui "social network" e ne ha approfondito il rapporto con il non profit on line. In particolare, i partecipanti sono stati selezionati tra i sostenitori qualificati ondine di un ente di beneficenza o di una causa nel corso dei 12 mesi precedenti; moderati utenti di social media e "followers" di almeno un marchio, azienda o organizzazione su una piattaforma di social media.
Lo scopo era di capire quali fossero i temi più ricercati e, soprattutto, se attraverso il web e al di là della pura e semplice condivisione, si passi all'azione. Insomma, se oltre a premere il pulsante "mi piace" segua poi un impegno attivo per la causa, magari tramite una donazione (perché, alla fine, anche in questo caso si tratta di soldi).
A parte l'ovvia considerazione che i social media sono diventati elementi chiave della percezione sociale, questo determina la meno ovvia conseguenza che chiunque, nel suo piccolo, può diventare un fattore significativo di influenza. Questo elemento rappresenta una opportunità e una sfida per ogni organizzazione impegnata nel sociale e per ogni campagna di raccolta fondi: cosa significa questa influenza e come si fa a sfruttarla?
Perchè più della metà degli intervistati si sono dichiarati maggiormente favorevoli a sostenere una causa attraverso i social media, piuttosto che nella vita reale, anche se circa il 55% di coloro che si considerano "impegnati" in una causa hanno poi affermato di sentirsi "ispirati" a prendere ulteriori decisioni. Il 75%, inoltre, ritiene importante influenzare gli altri sulle cause sociali a cui tengono, riconoscendo il ruolo crescente dei social media per aumentare il numero di persone disponibili a parlare di cause o problemi.
Ma il quadro risultante dalla ricerca rivela innanzitutto che la percentuale più significativa dell'attenzione e della veicolazione dei temi sociali più seguiti va agli animali (41%), seguono (!) i bambini (37%). Più staccati salute (19%) e diritti umani (18%). Fanalino di coda in questa singolare classifica la violenza domestica (11%), disabili (8%), donne (7%) e rifugiati (1%).
Cosa vuol dire? Per usare il pragmatismo della rivista "Businessweek" che ha subito commentato la ricerca, il risultato è uno solo : "Se Facebook e Twitter sono indicatori affidabili, contatti e amici ci stanno dicendo di lasciar perdere tutto il resto e prendere in considerazione la causa animale".
Cose da americani? Forse, ma senza demonizzare gli animali (che in queste scelte non c'entrano) queste indicazioni possono indurci a riflettere dove noi collochiamo la dignità della persona umana.
mons. Gilberto Donnini