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Articolo 14/04/2013
Durante le vacanze pasquali moltissimi pellegrini si sono recati a Roma: tra questi i ragazzi della diocesi che faranno la loro professione di fede (300 di loro appartenevano alla zona pastorale di Varese). Da sempre Roma è considerata il centro dove convergere, spiritualmente e fisicamente: in quanto sede del Papa, Vicario di Cristo, esercita un'attrazione forte. Però non trattiene, rimanda sempre nel mondo, specialmente nelle periferie: a un movimento verso il centro ne corrisponde un altro diretto in tutte le direzioni.
Questo è stato particolarmente presente nella parole del Papa Francesco il quale ha detto ripetutamente che il cristiano, discepolo di Gesù, deve imparare ad uscire da se stesso "per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell'esistenza". L'andare verso le periferie dell'esistenza, in fondo, rientra nella logica di Dio che è stata rivelata dalla Croce: Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, per portare a tutti la sua misericordia. Si tratta, quindi, innanzitutto di un esercizio spirituale perché invita ad uscire da un modo di vivere la fede stanco ed abitudinario, di aprirsi alla novità di Dio rinunciando ai nostri schemi che spesso finiscono per chiudere l'orizzonte dell'azione creativa di Dio.
Bisogna riconoscerlo: "La novità spesso ci fa paura" e spesso abbiamo paura delle sorprese di Dio. Per questo il Papa invita: "Non chiudiamoci alle novità che Dio vuole portare nella nostra vita. Non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c'è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a lui". La fede conduce ad aprirsi alla carità di Dio che ha preso l'iniziativa fino ad offrire se stesso in dono nel suo Figlio.
Accogliere la carità di Dio nella fede porta, poi, a vivere nel medesimo amore: l'incontro con Dio trasforma e conduce a diventare uomini nuovi, suscita nell'animo la gioia cristiana che è donata da Cristo a chi lo accoglie nella sua vita. "Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento. La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una persona: Gesù che è vivo in mezzo a noi".
Papa Francesco invita ad andare incontro agli altri, accoglie coloro che sono venuti a vederlo e ad ascoltarlo, ma non li trattiene, li invia in missione e ricorda cosa è importante mettere nella bisaccia per il viaggio: fede, carità, gioia, grazia di Dio. Distingue quella periferia in cui si trovano i sofferenti del nostro tempo, da quella periferia esistenziale, in cui lo stesso discepolo di Cristo deve stare attento a non finire perché chiude in se stessi considerati come l'unica misura della realtà. Quando di mette se stessi al posto di Cristo, si vive in una periferia pericolosa perché confidiamo in noi stessi ignorando la forza della grazia di Dio.
mons. Gilberto Donnini