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Articolo 07/04/2013

UNA STRUTTURA DI PECCATO


L'incremento del gioco d'azzardo on line nel nostro paese sta registrando una vera e propria "escalation". "Abbiamo meno dell'uno per cento della popolazione mondiale e il 22 per cento del mercato globale dei giochi on line" dice un comunicato stampa diffuso il mese scorso da Netmediacom, riportando i risultati di uno studio del portale Netbetacasino.it. La notizia è arrivata corredata (sul "Corriere della Sera") dall'annuncio che nel 2012 i nostri connazionali hanno speso 15 miliardi e 406 milioni di dollari. Somma che procede spedita nel 2013 verso i 18 miliardi.
Cifre e percentuali che non hanno riscontro in nessun altro paese e che dicono la gravità del fenomeno. Tante persone attratte dal guadagno facile: una cupidigia dell'avere che, dalle sale da gioco, si sposta poi nel proprio mondo, dilatata dalla pervasività di internet.
È in questo circolo che si consuma in maniera subdola e insidiosa, la voglia del guadagno facile. È questo lo scopo che spinge sempre più le persone - e in forma sempre più seducente - a osare l'azzardo, moltiplicare ed elevare la "puntata": si finisce in un giro sempre più compromettente, che si fa abitudine, coazione a ripetere e genera dipendenza. Si resta come presi in un vortice che prima devia e poi strappa la libertà alle persone.
L'immoralità - da parte di chi gioca - sta nella sete di guadagno che muove il gioco d'azzardo; è nelle rilevanti e crescenti somme di denaro che vengono sottratte a scopi e compiti doverosi e necessari; è nel rischio in cui ci si pone di incorrere nella "ludopatia" (malattia da gioco). Ma c'è anche e soprattutto l'immoralità di chi specula su queste debolezze e devianze umane, realizzando lauti e disonesti guadagni.
Gli uni (chi gioca) e gli altri (chi specula) dominati da quel culto del denaro diventato idolo che il Vangelo chiama "mammona".
La crescita esponenziale del fenomeno e il suo radicarsi nella mentalità e nella prassi comune sta producendo una vera e propria "struttura di peccato" che induce tanti - specialmente i più giovani e deboli - a subirne la seduzione e il condizionamento. Per questo il fenomeno chiama in causa non solo le responsabilità dei singoli ma, nello stesso tempo, quelle di educatori e legislatori per denunciarlo, prevenirlo e sanzionarlo.

mons. Gilberto Donnini




















































































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