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Articolo 31/03/2013
Il caos era informe, la mano del Creatore si mosse, operò ed ecco scaturire, per le parole di Dio stesso, un miracolo: "Sia la luce" e "la luce fu". Ci siamo abituati, sembra naturale e perfino ovvio che la luce esista, che si estenda, che si dilati nel nostro giorno e si ritiri nella notte: il miracolo è continuo.
Per noi la notte equivale a sciagura, a difficoltà, ne abbiamo una prova anche nel solo guardarci in giro o fissando lo schermo della televisione con le sue tristi notizie: disastri naturali che provocano distruzioni anche in nazioni che si ritiene siano in grado di affrontarli; guerre che dilaniano i paesi e costano più di quanto costerebbe sfamare l'umanità sofferente che ne paga il pedaggio più costoso; persone senza scrupoli che si arricchiscono a dismisura, lasciando senza lavoro, senza casa, senza avvenire chi ha riposto fiducia in loro e così via.
Come vivere e continuare a vivere in queste tenebre?
La Luce venne nella storia del mondo: "Io sono la luce del mondo". Ma da allora, si obietterà, nulla è cambiato: la Luce è venuta ma se ne è anche andata, è finita in una tomba che la rinchiude lasciando l'umanità alle prese con le tenebre, non solo, ma alle prese con la tenebra delle tenebre, la morte. La Luce ha tanto parlato ha detto tanto ma noi siamo ancora qui: in preda all'oscurità.
Se tutto questo è vero, ed è realmente vero, non è comunque del tutto vero: solo la tenebra fa brillare la luce, perché molte persone hanno accolto questa Luce e sono cambiate di dentro, nel profondo e hanno operato un mutamento di sguardo. Non si fissano più su se stessi, sullo star bene, sul guadagno, sull'accumulo, ma vivono con sguardo ampio, rivolto alle urgenze del mondo: chi sfida la propria morte per soccorrere i feriti in guerra; chi si getta in acque tempestose per portare a riva un naufrago; chi apre la propria casa e ospita i migranti lasciati in balia di se stessi; chi vive il proprio quotidiano in modo virtuoso e non specula sulle difficoltà altrui, ecc., ecc.
Tutti costoro sono portatori della Luce, ne sono stati abbagliati e la diffondono con semplicità, proprio perché la Luce, Gesù Cristo, ha voluto farsi carico di tutte le tenebre e trasfigurarle con la forza dell'amore. Solo quella Luce che esisteva e vibrava di amore all'inizio prima che ci fosse luce, poteva nella sua umanità attraversare le tenebre e trasfigurarle con l'amore.
Esiste la luce dell'oltretomba perché Egli, la Luce, l'ha resa sfolgorante come quel giardino al mattino di Pasqua. Il sole è sorto per squarciare come sempre le tenebre, ma anche il sole è rimasto allibito: la Luce nuova la scorgeva per la prima volta ed è la Luce che attraversa la storia, che rende la persona forte ma libera, con la possibilità di asservirsi alle tenebre, ma anche di rifiutarle perché ha visto dentro di sé e intorno a sé un bagliore che invita senza tristezza.
Pasqua porta ancora una volta la notizia di una Luce che ciascuno può accogliere e portare dentro di sé, nei sentieri della storia, in tutti i conflitti economici, politici, sociali e i conflitti dell'animo umano, a partire da quel giardino dalla pietra rovesciata e si lascia inondare da quella Luce.
mons. Gilberto Donnini