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Articolo 03/03/2013
Roma è città eterna e il suo cuore non ha mai cessato di battere per Pietro e i palpiti di Roma, anche se con ritmi diversi, si sono sempre allargati - come cerchi sull'acqua - al paese e al mondo. Roma, per quella umanità senza confini che la rende "città eterna" e universale, ha sempre saputo cogliere anche nei passaggi difficili e sofferti, un messaggio di speranza.
Il Papa se ne va? La domanda all'inizio è come una scossa di terremoto, ma presto è diventata un'onda di pensieri sereni. Il Papa non se ne va, rimane nel cuore della città della Chiesa e del mondo. Rimane presenza orante che continuerà a richiamare con la tenerezza e la fermezza di un padre l'essenziale della vita. Ora siamo davanti al magistero del totale abbandono a Dio, un magistero che, nell'anno della fede, si accende come un faro nella storia.
Questo passo riconferma una scelta che ha avuto ed avrà mille diverse interpretazioni di esperti e di commentatori ma che è già chiara non solo nella mente dei poveri e dei semplici che lo hanno sentito accanto sulle strade della carità e della giustizia, ma anche in quella degli intellettuali che lo hanno sentito accanto lungo i sentieri del dialogo tra fede e ragione.
Il Papa non se ne va, ha sorpreso tutti con la sua scelta di abbandonarsi completamente a Dio, ma abbandonarsi a Dio non significa affatto lasciare l'uomo: significa amarlo sempre di più. Ci dona questo insegnamento ora che, pellegrino dell'Assoluto, diventa totalmente preghiera.
C'è, inevitabilmente, un passaggio di sofferenza nel cuore e gli occhi vanno alla finestra del palazzo apostolico, le parole non bastano a dire grazie. Ora questo gesto così grande di Benedetto XVI merita risposte grandi. Lui ha insegnato ad essere grandi, ad avere pensieri alti, a guardare il mondo con lo sguardo di Dio, a sentire Dio vicino, a dire - come ieri ha ripetuto - che Dio è il nostro futuro.
Continuerà così. Ancora una volta impasterà l'insegnamento con la testimonianza: ci sta dicendo già che il suo andare avanti non è per lasciare al buio la Chiesa ma per illuminarla ancora riflettendo su di lei la luce di Dio. Per ripetere, con quel simpatico accento tedesco, che non la tristezza ma la gioia è la parola ultima dei cristiani.
mons. Gilberto Donnini