edicola - articoli
Articolo 17/01/2013
Se la non ci fosse Quaresima nell'anno liturgico, occorrerebbe inventarla e, prima ancora che per i cristiani, per gli uomini del nostro tempo. Può sembrare un'affermazione eccessiva eppure la Quaresima, tempo eminentemente liturgico, risulta un dono alla società, alla nostra cultura: parole come conversione, penitenza, digiuno e carità non ci appartengono in modo esclusivo, esprimono atteggiamenti dell'animo, bisogni dello spirito e del corpo, che costituiscono un patrimonio umano.
L'unica radice che li spiega e li giustifica è Gesù Cristo, la sua passione e morte che culmina però nella resurrezione. Per noi significa fede e non una ideologia o un semplice aderire a dei valori. "All'inizio dell'essere cristiani - ha ricordato Benedetto XVI - non c'è una decisione etica, un'idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una persona". Come dire che la Quaresima, in quanto conversione, è un tornare a convergere in Cristo. È ripresa di fede, anzi di consapevolezza del dono ricevuto dalla fede: il principio che fonda la vita del cristiano è Cristo.
Parrebbe ovvio per dei credenti, ma anche i credenti soffrono le distrazioni dall'essenziale, e di Cristo ha bisogno la nuvola di questo tempo che ha perso chiarezza di intenti, di fini, di priorità. Nuvola perché sembra che non sappiamo, come italiani e come europei, da dove veniamo e, in particolare, verso dove dobbiamo dirigerci. In Cristo c'è un senso fondamentale della vita che Gesù ha rivelato e vissuto in maniera assoluta: si chiama amore, carità. La fede nasce dall'amore e genera amore.
Cosa domanda la gente alla politica e a chi la interpreta? Amore e dedizione per questo paese e questo esige una conversione che ponga al centro la persona, la famiglia, il lavoro, l'economia intesa come attività di valore sociale. Detto così, sembra poesia. Ma questo cambiamento, che in termini cristiani prende il nome di conversione, richiede la confessione di un peccato, anzi di tre peccati (simbolo del male) ben rappresentati nelle tre tentazioni a cui viene sottoposto Gesù.
Il fascino del potere politico che permette di dominare, del potere economico (queste pietre diventino pane), del potere magico, spettacolare che sostituisce la religione (buttati giù e gli angeli ti sosterranno). Ma dobbiamo fare attenzione perché queste tentazioni non sono soltanto dei politici, dei potenti, queste cose si annidano anche dentro di noi.
Gesù ha vinto le tentazioni con la preghiera, indispensabile per i cristiani ma fondamentale per tutti, come una pausa dello spirito per ridare umanità, autenticità in mezzo al bailamme di mille cose da fare. Digiuno non come dieta, ma come presa di distanza dal potere del corpo delle sue sensazioni che tante volte rischiano di prevalere. Penitenza come controllo del desiderio da cui nasce il bene, ma anche il male. Non sono, però, in funzione di se stessi: insieme alla preghiera servono a prepararci alla carità.
Si "perde tempo" nella preghiera, accompagnata dal digiuno e dalla penitenza, perché da lì nasce la carità e il cambiamento di sé, della propria famiglia ma anche del paese.
mons. Gilberto Donnini