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Articolo 27/01/2013

UN AMBIENTE UMANO


Nel tempo dei nati nell'era digitale, crediamo che tutti, almeno qualche volta, si siano chiesti se Facebook, Twitter, Myspace o chi per essi, siano forme di comunicazione e condivisione che contribuiscono alla crescita delle persone o, piuttosto, un insidioso pericolo da evitare, strumenti capaci di aumentare la solitudine o lo spaesamento. Forse tutti, genitori, insegnanti, preti, giornalisti, educatori alle prese con i giovani, si interrogano come, con naturalezza, si possa considerare internet un ambiente "altrettanto reale", rispetto alla realtà quotidiana.
Il punto, infatti, sta qui e Benedetto XVI nel messaggio per la 47° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sembra averlo colto in pieno. Il testo, dedicato al tema "Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" e diffuso, come ogni anno, in occasione della festa di S. Francesco di Sales, salta l'approccio moralistico e conflittuale tra reale e virtuale e sceglie di far capire innanzitutto di cosa stiamo parlando e cosa succede nelle reti sociali.
In primo luogo, il Papa dice che esse sono "una nuova agorà, una piazza pubblica aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Relazione, condivisione, conoscenza, "porte" più che "mezzi", "spazi" e non "un mondo parallelo o puramente virtuale, ma parte delle realtà quotidiane di molte persone, specialmente dei più giovani".
Ma sono un buon ambiente? Vale la pena di frequentarli? Il Papa dà una risposta realista: i social network ci sono, hanno grandi potenzialità, "le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche" (e qui sta il rischio). In altre parole, sta alla singola persona integrare la presenza nell'ambiente digitale con la propria vita: chi nella vita reale tende ad isolarsi può trovare nei social network un luogo ideale di espressione del proprio narcisismo. Una persona che vive, invece, delle relazioni sostanzialmente sane può trovare lì una grande opportunità per dare continuità a rapporti che altrimenti risulterebbero frammentari.
E la fede cosa c'entra? Le reti sociali possono aiutare ad incontrare Cristo? La questione non va posta sul piano dell'adeguamento tecnologico della pastorale o nel pensare la rete come "mezzo" di evangelizzazione. Invece è indispensabile poter presentare il Vangelo come risposta alle domande di senso e di fede che emergono anche dalla rete e nella rete si fanno strada. "I credenti - scrive Benedetto XVI - avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell'ambiente digitale, potrebbe essere assente nell'esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante".
Come evangelizzare, allora, nella rete? La sfida della testimonianza cristiana diventa un fatto spirituale: le reti sociali diventano "porte di verità e di fede e nuovi spazi di evangelizzazione" se i credenti sapranno rinnovare il proprio entusiasmo nel "donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell'esistenza umana".

mons. Gilberto Donnini