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Articolo 20/01/2013

SOMMERSI DAI DEBITI


Il gioco d'azzardo diventa sempre più spesso una vera e propria malattia, impoverisce le persone e le loro famiglie, spinge ai margini della società e, non di rado, rende schiavi dell'usura e della criminalità organizzata. È quanto conferma un'indagine della Caritas Ambrosiana che ha raccolto dati tra i centri di ascolto territoriali, cioè gli sportelli messi a disposizione per la prima assistenza di chi si trova in situazione di disagio.
Secondo i dati raccolti, il 71% dei centri di ascolto che hanno risposto all'indagine afferma che "il gioco d'azzardo è molto o abbastanza diffuso fra i propri utenti; il 58% "ritiene di aver avuto la percezione che le persone incontrate avessero problemi di gioco d'azzardo"; il 48% dichiara di avere incontrato "giocatori patologici".
I responsabili del servizio diocesano spiegano: "Poiché gli utenti dei centri di ascolto sono in maggioranza stranieri, disoccupati, con livelli di istruzione medio-bassi, l'indagine conferma che le vittime preferenziali del gioco d'azzardo sono proprio le persone con minori risorse economiche e culturali". Condizione questa "che rischia di appesantire ulteriormente il grado di sofferenza sociale diffuso nel territorio della diocesi". Se poi si approfondiscono gli elementi raccolti, si ha la sensazione che probabilmente siamo di fronte alla punta di iceberg. "La dipendenza dal gioco - sottolinea l'indagine - non è in genere esplicitamente espressa dalle vittime e soltanto l'ascolto paziente è in grado di fare emergere il problema".
Gli effetti sociali connessi al gioco sono tante volte drammatici: i soldi sprecati tra gioco d'azzardo e scommesse impoveriscono ulteriormente chi ha già pochi mezzi economici. Le relazioni familiari vanno in frantumi, aumentano solitudine ed emarginazione e l'indebitamento crescente tende a mettere il giocatore nelle mani di "strozzini" e malavita.
Il problema in Italia, che trova nel mondo cattolico un costante impegno di denuncia e di solidarietà, riguarda circa 700.000 persone "vale a dire - sottolinea la Caritas - il doppio degli alcolisti e dei tossicodipendenti assistiti dai servizi. Per loro, tuttavia, non sono previsti ancora percorsi di cura specifici". Sull'argomento è intervenuto il governo che, con un provvedimento della fine del 2012 "ha avviato la procedura per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, estendendoli per la prima volta anche a questi problemi". Tuttavia, "pur riconoscendo che di azzardo ci si può ammalare e che, quindi, dei giocatori patologici si deve far carico il sistema sanitario nazionale, lo stesso ministero ha rinunciato a reperire finanziamenti dedicati e finalizzati all'avvio sistematico di iniziative di cura e di prevenzione".
Resta il fatto che una classe politica poco lungimirante ha, in modo assolutamente bipartisan, trasformato il gioco d'azzardo in una vera e propria industria e, a farne le spese, sono state soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Ciò nonostante sembra che non si intenda cambiare rotta e si faccia fatica perfino a correre ai ripari.

mons. Gilberto Donnini