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Articolo 13/01/2013

DA UN GESTO A UNA CULTURA


Ha suscitato molte reazioni e ha fatto discutere un gesto clamoroso accaduto negli scorsi giorni, durante una partita amichevole, proprio vicino a noi: il gesto è quello del Milan che si è rifiutato di continuare una partita con la Pro Patria, dopo che da un gruppo di sostenitori locali si sono levati cori di tipo razzista. Il giocatore Boateng, preso di mira insieme ad altri suoi compagni di squadra, all'ennesimo coro, ha scagliato il pallone contro la rete di recinzione e, subito dopo, ha infilato la porta degli spogliatoi subito seguito da tutta la squadra: successivamente è stata annunciata la sospensione della partita e il Milan ha lasciato lo stadio. L'allenatore Allegri ha spiegato: "Avremmo voluto giocare con tranquillità, ma dopo quanto accaduto i ragazzi erano arrabbiati e non hanno più voluto tornare in campo".
Molte dichiarazioni di consenso hanno seguito questo gesto che sottolinea la volontà di non arrendersi all'inciviltà spesso presente anche negli stadi: infatti, non di rado - e non solo in Italia - si verificano episodi con insulti razziali e, in generale, con toni e atteggiamenti intollerabili, quasi che lo stadio fosse un luogo franco e alle tifoserie fosse permesso tutto. Il gesto del Milan richiama un po' tutti - a cominciare dalle società, ma anche gli stessi calciatori e ogni persona che segue lo sport - a fare la propria parte per isolare quelli che, normalmente, sono solo una piccolissima parte delle tifoserie. Tifoserie che, in altre occasioni - è già successo - sono state anche in grado di zittire "in tempo reale", con forti reazioni dagli spalti, quanti si lasciavano andare proprio ad insulti razzisti e violenti.
Le reazioni positive al gesto del Milan mettono in evidenza la necessità di cambiare registro dappertutto, a cominciare dagli stadi più importanti e anche negli incontri internazionali. "Siamo tutti stanchi, siamo tutti stufi. L'Italia deve crescere e questo è il primo passo" ha commentato il ct della nazionale Cesare Prandelli. E Michel Platini, dell'Uefa, ha spiegato che contro episodi di razzismo - "che continuano a verificarsi di tanto in tanto negli stadi europei" - si continuerà "a lottare senza tregua, insieme a quanti sono d'accordo con noi che la diversità è arricchimento, non già impoverimento".
Come lottare? Severità negli stadi, "tolleranza zero", come molti invocano e che vuol dire anche controlli accurati. Ma anche - e lo ha ricordato con semplicità un giocatore del Varese, Giulio Ebagua, nigeriano e naturalizzato italiano - con una seria opera educativa: "Il razzismo c'è sempre stato e temo che ci sarà sempre. Bisogna incidere sulla mentalità di certa gente, bisogna cominciare a scuola educando i bambini". L'annotazione non è banale e richiama la complessità che sta dietro il "gesto finale" dell'urlo scomposto allo stadio; l'intreccio di responsabilità che entrano in gioco per costruire non solo una tifoseria, ma una società migliore. Anche i campioni dello sport possono e devono fare la loro parte perché i loro gesti e atteggiamenti, le loro parole, hanno spesso un grande peso e valore di esempio.

mons. Gilberto Donnini