edicola - articoli
Articolo 23/12/2012
Oggi il cristianesimo sembra aver perso in buona parte la sua vivacità: in campo culturale: conserva le opere d'arte del passato e si attacca al ritmo delle feste che comunque sono un riferimento per le persone. L'Anno della Fede intende risvegliare i cristiani ricordando che la fede non è un'opzione come le altre. Quando recitiamo il Credo diciamo: "Si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo": per i Padri della Chiesa, Dio si fa uomo perché l'uomo possa essere divinizzato. Con la nascita di Gesù, Figlio di Dio, l'uomo ha acquistato una nuova dignità, una scintilla divina è stata deposta dentro di lui.
Proclamare questo messaggio in un mondo sconvolto dalla crisi e dalle violenze che lo insanguinano in tante sue parti, diventa una sfida incredibile e presentare il Presepe diventa una testimonianza che rende liberi: alla violenza quotidiana viene proposta un'alternativa. Con la nascita del Figlio di Dio tutti gli uomini possono diventare fratelli se accettano il suo messaggio: "Gloria a Dio e pace in terra agli uomini che egli ama". Cristo che nasce è il re della pace annunciato dai profeti e la pace tarda a venire finchè Cristo non sia accettato da tutti. Il presepe di legno d'ulivo venduto a Betlemme è il ricordo che molti pellegrini portano a casa per indicare tutto questo: anche l'ulivo è un simbolo di pace.
Tanti artisti hanno voluto tradurre nelle loro opere la gioia della salvezza ma i presepi hanno sempre avuto un tocco particolare come, ad esempio, quelli napoletani che aggiungono personaggi popolari e case tipiche dei borghi agricoli: tutti elementi apparentemente anacronistici, ma intesi a ricordare che Cristo vuol nascere oggi in ognuno di noi. La tradizione del presepe in occidente risale all'epoca di S. Francesco di Assisi che nel 1223 ha realizzato a Greccio (vicino a Rieti) la rappresentazione della Natività e le icone bizantine traducono il mistero della nascita con grande sobrietà di simboli: la luce che scende dal cielo penetra nelle tenebre del mondo.
Il presepe è ricco di simboli molti dei quali vengono dal racconto dei vangeli: la mangiatoia, l'adorazione dei pastori, la presenza degli angeli. Altri elementi appartengono all'arte sacra: Maria con un manto azzurro è la nuova Eva che condivide l'opera del Nuovo Adamo. Ha concepito Gesù nel suo cuore, prima di portarlo nel suo grembo ed è il modello della fede cristiana.
I Magi, poi, ricordati anch'essi dai vangeli, dicono che anche i pagani sono associati alla manifestazione, alla rivelazione della divinità: le loro offerte riconoscono il Messia come sacerdote e re. Il presepe, infine, con la presenza del bue e dell'asino annuncia un mondo riconciliato, dove uomini e animali vivono insieme.
Tutto questo dice che l'importanza data alla nascita di Gesù è confluita nella pietà popolare e ci ricorda che gli uomini possono rendere operante la fede in tutte le ore della vita.
mons. Gilberto Donnini