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Articolo 16/12/2012
Ordine, riposizionamento, restanza: sono i termini che, letti nella prospettiva della sopravvivenza, sintetizzano il recente rapporto Censis che offre una panoramica del nostro paese. Lo studio racconta che l'anno appena trascorso è stato vissuto con sofferenza dalla nostra popolazione, che, per la prima volta, si è trovata di fronte alla realtà della crisi.
Non si tratta - spiegano nella prefazione del Rapporto Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, rispettivamente Presidente e Direttore del Censis - di una. crisi congiunturale, di quelle che chiedono lo sforzo di riorganizzarsi e anche di sacrificarsi un po' per poi ripartire come di solito. Si tratta di una crisi ampia, planetaria, che richiede nuove soluzioni, che interroga tutte le istituzioni, dagli organismi internazionali agli stati, dalle banche ai mercati. Inoltre, il quadro della crisi è diverso dagli altri, perché pone di fronte ad eventi estremi, il default (fallimento) e lo spread.
Gli italiani, dice il Censis, hanno vissuto la paura del fallimento: durante l'anno sono stati messi alle strette tanto che ora, quando le onde sembrano meno alte, si considerano del "sopravvissuti". Sensazione particolare che presenta un misto di felicità per essere ancora in piedi, di stanchezza per la battaglia affrontata e di smarrimento perché bisogna trovare una nuova sistemazione, ma anche di serenità perché si può ancora guardare avanti con speranza.
Gli ingredienti, riusciti a superare il naufragio, sono stati tre.
Uno è l'ordine portato dal governo tecnico che, nella scena mondiale, ha sicuramente riguadagnato un'immagine credibile dell'Italia con i fatti: riforma delle pensioni, introduzione dell'imu e via discorrendo, sono stati dei sacrifici pesanti che hanno prodotto qualche malumore, ma alla fine sono stati accettati dai cittadini. Da una parte, abbiamo visto un governo che è riuscito a risistemare alcuni (non tutti) i settori, dall'altra abbiamo scoperto che nella difficoltà gli italiani hanno fatto squadra: sono cambiati anche alcuni atteggiamenti nei confronti dell'illegalità, dell'evasione fiscale, della giustizia.
La restanza è il secondo ingrediente. I cittadini, le famiglie, le imprese hanno reagito alla crisi innanzitutto come hanno sempre fatto: cambiando atteggiamenti e abitudini di consumo, verificando le loro disponibilità. I consumi sono diventati più responsabili: gli italiani diventano competenti, si informano di più, si aggregano in rete, utilizzano internet.
Il riposizionamento è la novità: ci siamo accorti che non "basta tirare a campare - dice De Rita - serve cambiare. Se non ci si riposiziona, si soffre". Così cambiano le diete alimentari, cambiano le scelte formative dei giovani che, dai licei, si spostano verso gli istituti tecnici e professionali, cambiano le imprese non facendo più solo il "made in Italy", si pone attenzione all'"economia verde".
Al 2012 siamo sopravvissuti, ma non è finita: è il messaggio che si potrebbe trarre dal rapporto Censis. Ora occorre mettere insieme gli ingredienti, perché la richiesta di sacrifici da parte delle istituzioni ha tappato una falla, ma non ha portato ad una proposta. D'altra parte, il riposizionamento e la restanza della società civile sono disorganizzate e non si muovono in modo organico. Sopravvivere porta ad essere diversi ma ora importa sapere chi siamo per potere fondare una speranza.
mons. Gilberto Donnini