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Articolo 02/12/2012
A giudicare dal primo turno, le primarie del centro-sinistra sono riuscite; per due motivi.
Innanzitutto la partecipazione considerevole. Certo, è inferiore di oltre un milione a quella del 2005, ma, allora, le regole erano assai meno restrittive: la mobilitazione è stata comunque molto ampia e capillare per tutta la lunga campagna, oltre che per il giorno delle votazioni.
In secondo luogo, riescono perché la competizione è vera ed innesca un secondo turno di ballottaggio che mette a confronto diretto due punti di vista, due generazioni, due modalità. Il segretario Bersani parte con un vantaggio di quasi dieci punti, ma lo sfidante Renzi è molto motivato.
Del resto, la competizione fa bene a qualsiasi istituzione, purchè sia disciplinata e costruttiva: i partiti hanno tutti bisogno di essere ri-legittimati e trasparenti. D'altra parte, le elezioni primarie sono state inventate dal partito democratico (americano, evidentemente) e si sono tenute per la prima volta nella contea di Crawford in Pennsylvania, nell'anno 1842, proprio per legittimare le leadrship, far partecipare gli elettori alle scelte del partito e tenere la competizione dentro il partito evitando scissioni.
Non a caso sulle primarie si sono puntati gli strali polemici del movimento 5 stelle e l'attenzione di Berlusconi, alle prese con il ricorrente interrogativo sul suo futuro in politica, e del centro-destra in difficile transizione.
In effetti, sulla strada delle elezioni - che sembrano in calendario prima di Pasqua - una volta risolta la questione su chi sarà il referente del centro-sinistra (e dunque determinata anche la sua configurazione che dipende anche dall'esito del ballottaggio) si potrà cominciare a diradare la fitta nebbia su alcune questioni essenziali: la legge elettorale, ma soprattutto l'offerta politica complessiva.
Risalta, comunque, anche dalle primarie un dato confortante. Gli italiani tengono alla politica: per questo sono esigenti, chiedono a partiti e a leader di fare bene il loro mestiere. Allora, in vista delle elezioni generali, ricordino tutti di presentarsi con un bilancio di cose fatte e di promesse mantenute, non solo di buoni propositi. In particolare sulle questioni più sensibili che tutti sappiamo quali sono: quelle che toccano il portafoglio e i tanti, troppi sprechi.
mons. Gilberto Donnini