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Articolo 02/09/2012

LO STUPORE DEI PICCOLI


Settembre si apre con un carico di incertezze che andrà ad archiviare più velocemente del solito un periodo di vacanza segnato dalle preoccupazioni per una crisi che non sembra avere fine. Si riprende, quindi, con tanti pensieri per il futuro, pensieri che hanno preso fiato in un tempo liberato dalla fretta, dal rumore e dall'apparenza. Pensieri incoraggiati anche dalla crescita delle relazioni e da un'esperienza più quotidiana di umanità.
I primi protagonisti di questa situazione sembrano essere ed essere stati i bambini, proprio con i loro occhi spalancati sulla semplicità e sulla bellezza della natura: impossibile non averli visti sul prato di una montagna , sulla riva del mare, nel giardino di una città. Ma fin quando durerà questa loro capacità di sorprendersi? Fin quando gli adulti, con le loro tecnologie, accetteranno di non essere padroni del loro pensiero, del loro sogno, del loro stupore?
Si può rispondere guardando a quei genitori che, soprattutto in un tempo di riposo, hanno avuto occasione per riguardare alla grande avventura dell'educare alla libertà, alla verità, alla bellezza.
In questa impresa piena di rischi, sembrano riaffiorare due dimensioni per una imprevista cultura della sobrietà: il silenzio e l'infinito; due esperienze interiori di cui il potere del digitale non si è ancora impadronito. Due esperienze che vedono, appunto, nei bambini con gli occhi spalancati sul creato, gli ultimi e strenui difensori del diritto allo stupore, cioè il diritto a crescere liberi.
È vero, soprattutto nei momenti difficili occorre coltivare l'esperienza del silenzio e dell'infinito per stupirsi, per continuare ad essere uomini e donne. Ma quale collegamento può avere tutto questo con le preoccupazioni economiche, con le incertezze, le angosce di chi ha perso o rischia di perdere il lavoro?
Difficile, forse impossibile, rispondere se si guarda la realtà senza mai alzare gli occhi, senza mai scrutare l'orizzonte. La fiducia, la speranza di uno sguardo diverso sul mondo hanno le radici in un silenzio ed in un infinito che non finiscono con l'estate. Sono guide per una lettura di fatti e problemi quotidiani che accetta, ma non si accontenta, dei racconti dei media o dei commenti degli esperti.
C'è qualcos'altro da osservare e da condividere mentre si cammina accanto a uomini e donne che vivono con sofferenza il tempo della crisi: c'è una condivisione di pensieri e di gesti che aiuta a vedere meno il nero della rassegnazione e della non-speranza. Un'esperienza spesso silenziosa, che stupisce: una solidarietà propositiva che stimola a nuove responsabilità ed iniziative per affrontare quelle sfide che puntualmente si presentano in ogni situazione difficile.
Così in un tempo in cui la paura rafforza la difesa degli individualismi, è l'impegno condiviso per un progetto di crescita personale e comunitaria a suscitare stupore. Come è possibile pensare agli altri quando si è in situazione di difficoltà e di sofferenza? La risposta richiama lo stupore di un bambino che, alla scuola del creato, incomincia ad interrogarsi su se stesso, sugli altri, sulle cose che contano: nasce qualcosa di bello e di sorprendente.
Si può, allora, dire che dai piccoli viene l'appello più convincente perché sia quella della fiducia, e non quella del pessimismo, la strada da riprendere fin dai primi giorni di settembre.

mons. Gilberto Donnini