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Articolo 19/08/2012

PERICOLOSO SQUILIBRIO


"È il denaro a servizio dell'uomo, e non l'uomo schiavo del denaro". Il monito è contenuto nel messaggio, firmato dal Vescovo di St Gallen mons. Markus Büchel a nome della Conferenza Episcopale Svizzera, pubblicato in occasione della festa del 1° agosto. "Il denaro - si afferma - non è fatto per moltiplicarsi da se stesso. Esso non è fine a se stesso. Se il mondo finanziario vive per se stesso, perde la sua ragion d'essere. Chi investe e guadagna, non badando all'infelicità del prossimo, agisce in modo decisamente irresponsabile".
Oggi, si legge nel messaggio, "siamo tutti quanti confrontati con un mondo finanziario che, apparentemente, nessun uomo, nessuna banca e nessun governo tengono più sotto controllo". Definendo "scalfita" la propria fiducia nel sistema finanziario, il messaggio osserva invece che "proprio la fiducia" è "un elemento fondamentale in ambito finanziario", ma essa "deve poggiare su fondamenta solide". Di qui l'importanza di investimenti responsabili "verso le risorse naturali" e "i diritti umani", mentre oggi, "in larga misura, i mercati finanziari internazionali conducono un'esistenza propria, scissa dalle necessità dell'economia reale che è a stento controllabile". Di qui il richiamo: "Dobbiamo trovare urgentemente mezzi e vie per raddrizzare questo pericoloso squilibrio".
"Impiegare in modo responsabile il denaro - prosegue il messaggio - significa anche non speculare, facendo affari a rischio eccessivo. Già da tempo alcuni istituti finanziari hanno creato prodotti a rischio elevato, titoli tossici, continuando a venderli pur sapendo che il rischio permane e prima o poi qualcuno ne dovrà pagare il prezzo. Ricordiamoci della bolla immobiliare negli Stati Uniti, sviluppatasi rapidamente in una crisi bancaria mondiale".
"È comprensibile - continua il messaggio - che ciascuno desideri guadagnare in vario modo, anche perché il denaro porta benessere, ma il benessere ha i suoi limiti, non può essere prodotto all'infinito. Non bisognerebbe cadere nella tentazione di vivere costantemente al disopra delle proprie possibilità". Il singolo "porta la sua parte di responsabilità nell'utilizzo del denaro; e porta una certa dose di responsabilità anche chi mette a disposizione il denaro. Perciò una banca non è di nessun aiuto se offre a un cliente un credito che costui non riuscirà a rimborsare a causa degli interessi sempre più alti". D'altra parte, si sottolinea, "accontentarsi del necessario è un'arte che dobbiamo riscoprire nei nostri paesi industrializzati".
Quale deve essere, allora, il punto di vista cristiano nei confronti del denaro? Pensando a chi "il benessere può soltanto sognarselo - si conclude - avere un comportamento cristiano con il denaro significa impegnarsi per un'equa ridistribuzione delle risorse economiche. Sono richiesti impegno politico, attività caritativa nel proprio ambiente, collaborazione allo sviluppo. Non dobbiamo venir meno nell'aiuto ai bisognosi, a chi è senza prospettive per il futuro, ai disoccupati, agli emarginati. Tanto più che sull'altro fronte, gli stipendi più alti continuano ad aumentare a dismisura e che proprio in questi anni di crisi, il numero dei milionari è aumentato".
Un messaggio che può suscitare qualche utile riflessione anche da noi.

mons. Gilberto Donnini