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Articolo 22/07/2012

CIÓ CHE UNISCE


Nelle prime ore del 7 luglio 1972 (40 anni fa) in una clinica di Istanbul si spegneva, all'età di 85 anni, il Patriarca della Chiesa ortodossa Atenagora I. Era stato ricoverato in seguito ad una caduta che gli aveva provocato la rottura del femore e il cuore non aveva retto.
Con la morte di Atenagora scompariva un grande protagonista del dialogo ecumenico del XX secolo, fautore convinto della riconciliazione di tutti i cristiani, insieme a Giovanni XXIII e Paolo VI. Tre protagonisti - ha ricordato Benedetto XVI il 28 giugno nella tradizionale udienza alla delegazione della Chiesa ortodossa di Istanbul - i quali "si fecero promotori di coraggiose iniziative che aprirono la strada a rinnovate relazioni tra il Patriarcato ecumenico e la Chiesa cattolica".
Memorabili gli incontri tra Atenagora e Papa Montini: il primo storico abbraccio era avvenuto la sera del 5 gennaio 1964 nella sede della delegazione apostolica a Gerusalemme, durante il viaggio di Paolo VI in Terrasanta. Il secondo incontro a Istanbul, il 25 luglio 1967, nella cattedrale ortodossa di S. Giorgio, in occasione del viaggio di Paolo VI in Turchia. La terza volta a Roma nello stesso 1967, nel corso della prima visita ufficiale di un Patriarca di Costantinopoli a Roma, durata tre giorni e durante la quale essi pregarono insieme nella basilica di S. Pietro. Tre giorni di grazia ecumenica ai quali contribuì non poco l'entusiasmo del popolo romano, rimasto affascinato dalla figura del Patriarca.
Atenagora era stato nominato Patriarca di Costantinopoli nel 1948: figlio di un medico greco aveva studiato teologia, era stato diacono, sacerdote, vescovo ausiliare e nel 1923, vescovo di Corfù. Come Patriarca di Costantinopoli, in teoria, era il capo dei cristiani ortodossi (allora circa 200 milioni), anche se in realtà la sua giurisdizione si esercitava su un'area meno vasta. Tuttavia i fedeli delle chiese ortodosse, pur dipendendo dai propri Patriarchi nazionali, gli riconoscevano un primato di onore e lo consideravano il più importante tra i capi delle Chiese che si staccaronoda Roma più di 950 anni fa.
Una volta chiesero ad Atenagora che cosa separava ancora la Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica ed egli diede una risposta profonda, anche se apparentemente ovvia: "Ciò che separa ancora le nostre due Chiese sono nove secoli di separazione". E si prodigò perché le due Chiese fossero sempre più "sorelle". Commentò l'elezione di Giovanni XXIII citando il Vangelo: "Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni". Vi furono contatti tra Roma e Costantinopoli durante la fase preparatoria del Concilio e, nella terza e quarta sessione dell'assemblea, il Patriarcato potè inviare degli osservatori. Un'altra tappa importante sulla via del dialogo fu l'annullamento nel 1965 delle rispettive scomuniche.
Gli incontri di Gerusalemme, Istanbul e Roma avevano cementato sempre di più la fraternità tra le due Chiese, tanto che Atenagora potè affermare, nel suo incontro romano con Paolo VI, che salutò come "fratello santo in Cristo": "Ciò che ci unisce è molto di più di ciò che ci separa".

mons. Gilberto Donnini