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Articolo 24/06/2012
Ancora una volta è suonata l'ultima campanella. Non per tutti, però: le scuole, infatti, hanno chiuso i battenti per quel che riguarda le lezioni, ma sono ancora in corso gli esami.
L'ultima campanella è comunque un rito collettivo importante e chiude una stagione, aprendo il mondo, tutto da esplorare, per i più piccoli delle vacanze e dell'estate. Per le famiglie porta anche qualche difficoltà legata ai tempi di lavoro che continuano e alle necessità di custodia per i minori, insieme, però, anche ad altre opportunità: l'oratorio estivo organizzato dalle parrocchie che anche quest'anno e anche a Varese regista un numero molto alto di presenze e poi l'opportunità di maggiori relazioni tra genitori e figli e tra le famiglie.
Come sempre la fine della scuola può essere il momento opportuno per qualche bilancio. Il primo lo propone la scuola stessa con i risultati di fine anno che non sono solo i voti su una pagella o su un tabellone. Piuttosto possono diventare il motivo di una verifica di impegno e di crescita. Non è facile, perché un conto è parlare di attenzione educativa - quella, per intenderci, che trasforma i "riti" e gli strumenti scolastici in occasioni di vita piena che coinvolge famiglie e docenti, che mette al centro gli allievi, quella sulla quale scommettiamo ogni volta che la scuola comincia - e un altro è metterla in atto.
Anche perché chiede sempre un impegno consapevole e, soprattutto per quanto riguarda le famiglie e i genitori, una "fatica" responsabile che non raramente viene soffocata dal peso della routine quotidiana. Così talvolta capita che la scuola diventi parcheggio per i figli, gli insegnanti spauracchi distanti, i voti semafori rossi o verdi che regolano la circolazione, ma senza interrogare troppo le persone coinvolte.
Anche la scuola ha precise responsabilità in proposito. Perché è vero che l'istituzione dovrebbe sempre garantire l'impegno e le specifiche "professionalità" che sono le ragioni per le quali esiste, tuttavia non si possono chiudere gli occhi di fronte a serie difficoltà che si mettono in mezzo e che, talvolta, finiscono per demotivare e distrarre proprio gli insegnanti, risorsa decisiva in quel progetto educativo che l'istituzione scolastica può garantire. L'infinita stagione delle riforme, la mancanza cronica di risorse, il perdurare del precariato: sono solo alcuni elementi che, in concreto, rendono più difficile il compito della scuola.
Questi ed altri elementi possono, allora, suggerire diverse piste per un bilancio di fine anno scolastico, al cui centro resta sempre l'allievo, ma che coinvolge necessariamente tutti i protagonisti del mondo della scuola. Un bilancio che osserva la qualità delle relazioni vissute, le trasformazioni delle persone coinvolte, che cerca di individuare punti di forza e di debolezza. Motivi, c'è da augurarsi, di nuovo entusiasmo: un bilancio, cioè, capace di guardare, dopo l'ultima campanella, a nuovi punti di partenza.
mons. Gilberto Donnini