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Articolo 27/05/2012
La comunità diocesana sta vivendo momenti particolarmente intensi in attesa della visita del successore di Pietro, Benedetto XVI, che concluderà domenica prossima con una grande celebrazione l'incontro mondiale delle famiglie.
L'eccezionalità del momento non è data solo dal fatto che le visite del Papa non avvengono tutti i giorni, ma dalla coscienza che l'incontro con colui che è il segno dell'unità della Chiesa voluta da Cristo è sempre un momento importante e decisivo per la vita di fede di ciascuno. Dietro la figura di Benedetto XVI sta la lunga storia di una Chiesa in cammino per portare un messaggio di speranza a tutta l'umanità, da quando è stato rivolto da Gesù agli Apostoli il comando di portare il Vangelo a tutte le genti. In questo compito di annuncio e testimonianza, in questo impegno missionario della Chiesa sta la consapevolezza che l'uomo è veramente se stesso quando è nella verità e diventa sempre più se stesso attraverso la conoscenza della verità.
Benedetto XVI incarna esattamente tutto questo: è il Papa dell'impegno per la verità che è dentro l'uomo, quella verità che la Chiesa ha avuto incarico di indicare al di là dei compromessi politici, delle ideologie e della stessa vita dei testimoni missionari. L'impegno continuo del Papa è quello di affermare la verità sull'uomo, sui suoi valori, sulla sua cultura, una verità che talvolta non è facile capire immediatamente, ma non per questo è meno fondamentale e decisiva per i diritti di tutta l'umanità. E un simile programma non può non scontrarsi con una società, con una cultura come la nostra che tante volte spinge a dimenticare i propri valori, le proprie radici, per correre dietro a mode effimere e passeggere: di fronte a gente che sembra generare soprattutto dubbi e perplessità, Benedetto XVI afferma certezze e mette in gioco se stesso per confermarle.
Per questo si parla tanto del Papa, perché è una figura che non si riesce ad inquadrare all'interno di schemi prefabbricati, perché sfugge a qualsiasi etichettatura e si qualifica solo attraverso il suo impegno per l'umanità. Alla domanda "da che parte sta il Papa?", la risposta "sta dalla parte dell'uomo" crea smarrimento in chi ha un po' perso di vista le tracce dell'uomo nei complicati meandri della vita.
Ed è questa figura che dice cose scomode - che però sanno cogliere le vere domande, le vere ansie che ci sono nel cuore della gente - è questo Papa che sarà presente da venerdì a Milano: incontrerà i sacerdoti e i religiosi in Duomo, i cresimati e cresimandi a S. Siro, condurrà una veglia di preghiera con le famiglie e domenica celebrerà all'aeroporto di Bresso l'Eucaristia conclusiva. Andare a vedere il Papa, allora, non vuol dire soltanto soddisfare una curiosità o pagare un tributo all'ennesimo avvenimento folcloristico: vorrà dire prendere coscienza di trovarsi in presenza di qualcuno che, in nome e per mandato di Cristo, si batte per l'uomo, perché l'uomo scopra tutta intera la sua dignità e la sua verità. Un fatto, quindi, che interpella da vicino ciascuno e invita anche noi a chiedersi e a scoprire da che parte stiamo.
mons. Gilberto Donnini