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Articolo 29/04/2012

LA LIBERTÁ DEGLI UMILI


Abbiamo celebrato in settimana la ricorrenza del 25 aprile: una ricorrenza che rappresenta la memoria di un popolo vista come laboratorio verso il futuro.
"La peggior minaccia per la libertà non sta nel lasciarsela togliere, perché chi se l'è lasciata togliere può sempre riconquistarla, ma nel disimparare ad amarla o nel non capirla". Questo pensiero di Georges Bernanos apre un libro-testimonianza del vescovo Enrico Assi dal titolo "Cattolici e resistenza". È il racconto di chi, vissuta quell'esperienza per tanti versi lacerante, chiede alla memoria di non ridursi a ricordo ma di diventare occasione permanente di pensiero e di impegno.
Le ricorrenze come il 25 aprile, non si consumano nello spazio di un giorno, sono cartelli indicatori sulla strada della vita delle persone e dei popoli.
Rileggere e ripensare una data storica è un esercizio controcorrente rispetto ad una informazione che spesso non riesce a tenere insieme velocità e contenuto e anche il 67° anniversario della liberazione, corre il rischio di venire travolto dal torrente delle parole, delle immagini e dei rumori.
D'altra parte, in un momento di incertezza e di preoccupazione straordinari, un avvenimento come la Resistenza può ancora suscitare domande, pensieri e progetti? Può interrogare la coscienza, può scalfire la crosta dell'indifferenza, della rassegnazione e dell'egoismo? Il 25 aprile dice ancora qualcosa alle giovani generazioni o dopo 67 anni i racconti di quella avventura non appaiono fuori luogo? Nel richiamarli si avverte il rischio di finire al margine della cronaca.
Tuttavia, sostare per un momento ai margini delle notizie e dei dibattiti che imperversano sui media forse consente di ritrovare il filo che attraversa ed unisce le diverse stagioni della storia e della cronaca. Questo filo è fatto soprattutto dai volti di gente, laboriosa, onesta, umile che si è sacrificata nella Resistenza e nella ricostruzione perché le nuove generazioni potessero avere libertà e lavoro.
Enrico Assi, un prete che ebbe il coraggio di opporsi, con molti altri confratelli, alla violenza nera e rossa di quei tempi, scriveva: "I veri protagonisti furono gli umili…Sono ancora queste persone che nella difficoltà dell'ora presente, nella fedeltà ai valori perenni della fede riverseranno nel tessuto della nostra società inquieta e turbata la linfa nuova del rinnovamento".
Gli umili, i grandi dimenticati, sono oggi la forza di un Paese libero e chiamato a resistere a una crisi che mette in gioco responsabilità culturali, politiche ed economiche. Negli umili non c'è assenza di domande e di giudizi severi, non c'è un complesso di inferiorità, ma c'è la fierezza di chi ha la coscienza vigile e libera; c'è una ribellione silenziosa, ma non per questo inefficace, alla violenza dell'ingiustizia e della menzogna. Forse è azzardata la citazione di "Ribelli per amore", la preghiera di Teresio Olivelli che ispirò i cattolici nella lotta di liberazione, ma non è azzardato dire che anche quella degli umili di oggi è una ribellione per amore: amore per la verità, la libertà, la giustizia, la pace. Non è quasi mai raccontata dai media, ma è scritta nelle scelte quotidiane di tanta gente che non ha rinunciato alla fatica di pensare e che tiene in piedi questo paese.

mons. Gilberto Donnini