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Articolo 25/03/2012
Quarant'anni fa, il 27 marzo 1972, si spegneva a Roma Padre Mariano. Addio a quel "Pace e bene a tutti", il saluto che ogni martedì incollava gli italiani davanti alla televisione; un saluto che rasserenava lo spirito e ti metteva in pace con il mondo. Ai telespettatori di tutta Italia sarebbe mancato, negli anni a venire, quel cappuccino dal volto limpido e il sorriso celeste, capace come pochi personaggi di "bucare" il teleschermo ed entrare dentro casa accomodandosi per conversare, come un vecchio amico, in cucina o nel salotto buono.
Era un comunicatore nato Padre Mariano, per quel suo modo accattivante e semplice di porgersi, in grado di affascinare qualsiasi uditorio anche se avesse parlato della tecnologia del motore a scoppio. Ma parlava di Gesù e del Vangelo e le sue parole, oltre che affascinare, facevano bene all'anima, lasciavano serenità come una giornata di primavera.
Per diciassette anni, dal 1955 al 1972, ha intrattenuto milioni di telespettatori su argomenti di carattere religioso attraverso rubriche di successo in onda il martedì prima dell'ora di cena ("La posta di Padre Mariano", "Chi è Gesù", "In famiglia"), curandole anche per quanto riguarda le immagini e le musiche e facendo registrare indici di ascolto elevatissimi, tali da battere in qualche occasione perfino il popolarissimo "Lascia o raddoppia".
Nel corso delle trasmissioni, rispondeva alle domande degli ascoltatori, scegliendole tra le migliaia di lettere che gli arrivavano ogni settimana. È stato un pioniere nell'uso efficace e benefico del mezzo televisivo di cui aveva intuito la possibilità di fare comunione oltre che comunicazione. Parallelamente all'apostolato televisivo, svolse un'intensa attività di conferenziere, spendendosi fino all'ultimo, fino ai giorni dei primi sintomi del male. La trasmissione del 7 marzo 1972 fu il suo commiato dai telespettatori: apparve stanco e sofferente, parlò della sofferenza e della miseria umana "illuminate dalla sofferenza e dalla miseria di Cristo sulla croce".
Era nato a Torino il 22 maggio 1906, Paolo Roasenda il futuro Padre Mariano quando nel 1940 lasciò l'insegnamento al liceo Mamiani di Roma ed entrò nel noviziato dei cappuccini a Fiuggi. Successivamente si laureò in teologia e divenne sacerdote. Una vocazione tardiva la sua, dopo aver insegnato (professore a soli 21 anni) greco e latino in vari licei statali, essere stato fidanzato per un breve periodo con una ragazza che poi si fece suora, e aver ricoperto (1937) l'incarico di Presidente della Gioventù romana di Azione Cattolica.
Ma la sua missione era l'apostolato, la predicazione, l'incontro con la gente. Fu anche cappellano in ospedali della capitale e a Regina Coeli tra i carcerati. Poi l'incontro con il più vasto pubblico della tv e gli appuntamenti settimanali negli studi Rai di via Teulada a Roma: fu chiamato "il frate della televisione".
Le sue spoglie riposano nella chiesa dei cappuccini di via Veneto a Roma ed è in corso la causa di beatificazione: Benedetto XVI ha firmato il 15 marzo 2008 il decreto che riconosce le virtù eroiche di Padre Mariano da Torino e c'è già chi pensa che, se dovesse arrivare agli onori degli altari, Padre Mariano dovrebbe essere proposto come compatrono della televisione insieme a Santa Chiara.
mons. Gilberto Donnini