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Articolo 11/03/2012
Nella catechesi del mercoledì, il Papa ha toccato un argomento di grande importanza per la crescita della persona umana: il bisogno che essa ha di momenti di silenzio, di riflessione, di meditazione, di preghiera. "A noi, spesso preoccupati dell'efficacia operativa e dei risultati che conseguiamo, la preghiera di Gesù indica che abbiamo bisogno di fermarci, di vivere momenti di intimità con Dio, staccandoci dal frastuono di ogni giorno, per ascoltare, per andare alla radice che sostiene e alimenta la vita".
"La nostra - è questa l'analisi di Benedetto XVI - è un'epoca in cui non si favorisce il raccoglimento, anzi a volte si ha l'impressione che ci sia paura a staccarsi , anche per un istante, dal fiume di parole e di immagini che segnano e riempiono le giornate". Di qui la necessità di "educarci al valore del silenzio" e di "riscoprire il senso del raccoglimento e della quiete interiore". "Il silenzio - ha spiegato il Papa - è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l'amore per lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita".
"La croce di Cristo - ha ricordato il Papa - non mostra solo il silenzio di Gesù come sua ultima parola al Padre, ma rivela anche che Dio parla per mezzo del silenzio". Secondo il Papa, "la dinamica di parola e silenzio, che segna la preghiera di Gesù in tutta la sua esistenza terrena, soprattutto sulla croce, tocca la nostra vita di preghiera in due direzioni". La prima è quella che riguarda l'accoglienza della Parola di Dio: "È necessario il silenzio interiore ed esteriore perché tale parola possa essere udita", e questo "è un punto particolarmente difficile per noi", ha constatato il Papa, che ha ricordato come "la grande tradizione della Chiesa ci insegna che i misteri di Cristo sono legati al silenzio e solo in esso la Parola può trovare dimora in noi, come è accaduto in Maria, inseparabilmente donna della parola e del silenzio".
"I Vangeli presentano spesso, soprattutto nelle scelte decisive - ha proseguito - Gesù che si ritirava tutto solo in un luogo appartato dalle folle e dagli stessi discepoli per pregare nel silenzio e vivere il suo rapporto con Dio".
Ma "spesso, nella nostra preghiera, ci troviamo di fronte al silenzio di Dio, proviamo quasi un senso di abbandono, ci sembra che lui non ascolti e non risponda", ha osservato il Papa soffermandosi sulla "seconda importante relazione del silenzio con la preghiera". "Ma questo silenzio, come è avvenuto per Gesù, non segna l'assenza" ha precisato, perché "il cristiano sa bene che il Signore è presente e ascolta, anche nel buio del dolore, del rifiuto e della solitudine. Gesù rassicura i discepoli e ciascuno di noi che Dio conosce bene le nostre necessità in qualunque momento della nostra vita". Come Gesù insegna ai suoi discepoli, "Dio conosce nell'intimo, più di noi stessi, e ci ama: questo deve essere sufficiente".
mons. Gilberto Donnini