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Articolo 26/02/2012
"In quel tempo, il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto": inizia così il Vangelo della prima domenica di Quaresima, un tempo che si apre nel segno del deserto.
Il deserto è stato, per Israele, una esperienza fondamentale, ma anche ambivalente: da una parte, il deserto è il tempo dell'amore di Dio per il suo popolo, della rivelazione, dell'alleanza, il tempo in cui Dio sta con il suo popolo e gli indica la via da percorrere.
Però, d'altra parte, il deserto è anche il tempo delle tentazioni: il tempo in cui Israele si mostra insoddisfatto, vorrebbe tornare agli idoli fatti da mani umane e quindi sostituire Dio con altre cose - come il vitello d'oro - che sembrano più concrete e rassicuranti.
Questa stessa caratteristica del deserto appare anche il Gesù: dopo che nel Battesimo si è rivelato come il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per tutti, va nel deserto per sperimentare la vicinanza di Dio e per ricevere la forza di compiere la sua missione. Ma anche per Gesù il deserto è il momento della tentazione: la tentazione di rinunciare ad una Parola che sembra non riesca a combinare nulla, ad un amore che sembra inefficace per risolvere i problemi, per sostituire tutto questo con il pane, con il benessere materiale, con i gesti spettacolari, con il potere e la forza che parrebbero più efficaci per la redenzione di uomini e donne.
Ma questa situazione di Israele e di Gesù è anche un po' la nostra, noi che, con l'ingresso nella Quaresima, entriamo contemporaneamente nel tempo del deserto. Scopriamo che abbiamo perduto o stiamo perdendo tante sicurezze terrene: quello che la Chiesa porta al mondo - il Vangelo dell'amore, la salvezza attraverso la croce, il perdono, il servizio dei poveri (che è il contrario del servirsi dei poveri) - sembra che tutto questo non interessi più nessuno.
Ed ecco allora che anche noi siamo assaliti dalle tentazioni, dai miraggi del deserto. Poiché Dio sembra allontanarsi, possiamo anche noi essere tentati di costruirci qualche vitello d'oro, qualche surrogato in cui riporre le nostre speranze. Perché la redenzione affidata alla fragilità della Parola - così potente, ma così rispettosa della libertà delle persone - sembra farsi un sogno irrealizzabile, ecco la tentazione più concreta offerta dal pane e dalle tecniche umane, ottenuta con la strada della forza, del potere economico e politico.
Tuttavia occorre non dimenticare che, al di là di questo, il tempo del deserto e della Quaresima è prima di tutto un tempo di grazia, perché attraverso il silenzio e la riflessione, invita ad una verifica delle nostre speranze ed attese per vedere se proprio lì si trovano le risposte decisive per la vita. È un tempo di grazia perché dalla consapevolezza di essere un piccolo gregge nel deserto di un mondo indifferente, se non addirittura ostile, può nascere una fiducia rinnovata nella Parola di Dio, piuttosto che nei mezzi umani.
Certo, a volte nel deserto può farsi strada l'ansia e la paura, ma ci sorregge lo Spirito che ha condotto Gesù e la fede nel Signore la quale permette di comprendere che "non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".
mons. Gilberto Donnini