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Articolo 05/02/2012
Fin dall'inizio del suo pontificato, il Papa ha indicato una priorità: rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l'accesso a Dio. In vaste zone della terra la fede la fede è in pericolo di spegnersi e questo non può lasciare indifferente nessuno, tanto meno il successore di Pietro che ha il compito di confermate i fratelli nella fede e Benedetto XVI ricorda l'esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia e l'entusiasmo dell'incontro con Cristo.
Da qui la decisione di indire un "Anno della fede", che inizierà l'11 ottobre 2012 (50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II) e terminerà il 24 novembre 2013. In questo anniversario se ne inserisce un altro importante: quello dei 20 anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica che alla fede è strettamente collegato. Sono due date che non potevano passare inosservate e sono state colte dal Papa come opportune per illustrare la forza e la bellezza della fede.
E anche l'importanza di essere credenti: cosa vuol dire essere uomini e donne di fede? Il Papa registra: "Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto del vivere comune". E scuote questa tranquillità: che la fede sia un presupposto all'impegno nel mondo non è sempre vero, anzi talvolta viene perfino negato.
L'Anno della fede è l'invito ad una rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo, che introduce in una vita nuova e avere fede significa accogliere il Figlio di Dio che è venuto in mezzo a noi. La fede nasce da un incontro e vive di questo incontro; suscita nei credenti l'amore per l'altro inteso, prima che come soccorso nelle necessità materiali, come uno slancio per testimoniare: la gioia di credere accende la gioia di annunciare. E la fede cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia.
Un anno, quindi, per fare memoria del dono della fede ricevuto nella Chiesa, tramite i genitori, i sacerdoti, i catechisti, gli amici. E Benedetto XVI chiede anzitutto di intensificare la riflessione su che cosa sia la fede, per aiutare i credenti a rendere più consapevole e a rinvigorire la propria adesione al Vangelo nel mutare dei tempi e delle culture. Poi, "desideriamo che questo anno susciti in ogni credente l'aspirazione a confessare la fede con pienezza e rinnovata convinzione, con fiducia e speranza" e "auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità".
Perché credere non è mai un fatto privato, ma è un atto che possiede rilevanza comunitaria e sociale. E quindi in questo Anno sarà anche decisivo mettere in luce il grande contributo che, in venti secoli di storia, uomini e donne hanno offerto alla crescita e allo sviluppo della comunità con la testimonianza della loro vita: sulle orme di Cristo "Autore e perfezionatore della fede" tanti questa fede l'hanno insegnata e ne hanno dato buona testimonianza.
mons. Gilberto Donnini