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Articolo 15/01/2012
Ritorna puntualmente anche quest'anno la festa di S. Antonio Abate, così cara ai varesini e sentita anche da tantissima gente che abita fuori dalla città. È un momento bello, festoso, pieno di gioia ma che porta con sé anche qualche preoccupazione per tanti nostri fratelli e sorelle in difficoltà a causa delle incertezze nei confronti dei loro posti di lavoro che tolgono serenità e sicurezza alla vita.
Celebrare una festa vuol dire innanzitutto riconoscersi come comunità e, quindi, solidali con le difficoltà degli altri, vuol dire qualche iniziativa - magari piccola ma concreta - per venire incontro alle loro necessità. Proprio queste feste autenticamente popolari , dove ci si incontra e ci si saluta, dove nessuno si sente estraneo o straniero, aiutano questo riconoscersi come comunità: al di là del fatto tradizionale o folcloristico, sono momenti che fanno riscoprire che è bello stare insieme, è bello riconoscerci, ma è ancora più bello sentirsi vicini alle difficoltà degli altri.
Questa dimensione fondamentale di comunità legata alla festa e che in qualche modo riproduce quella unità quella solidarietà, quella unità che si riscontra all'interno della famiglia (ce lo ricorda anche l'incontro mondiale delle famiglie, che avverrà nel prossimo mese di maggio nella nostra diocesi) è ancor più accentuato dal fatto che dal 1° gennaio 2011 S. Antonio Abate è divenuto anche il patrono della Comunità pastorale che ne porta nome e comprende le parrocchie della Basilica, di Bosto e di Casbeno.
E quest'anno ci sono alcuni elementi nuovi che segnano qualche passo in più di un cammino che è stato compiuto. Un primo elemento, il quale non riguarda - è vero - la comunità pastorale ma coinvolge tutti coloro che da anni, con passione e dedizione, animano questa festa, è costituito dalla nuova sede dei "Monelli della Motta" inaugurata pochi mesi fa. Il fatto di avere una sede bella ed accogliente e, oltretutto, vicinissima alla chiesa di S. Antonio, crediamo costituisca contemporaneamente un riconoscimento per l'impegno profuso in passato e uno stimolo per il loro lavoro futuro. Cogliamo l'occasione per ringraziarli cordialmente.
Ma anche all'interno della comunità pastorale S. Antonio Abate si sono registrati fatti nuovi: due sacerdoti che hanno "lasciato un segno" nella realtà di Varese (don Paolo e don Luca), sono stati chiamati ad altri incarichi e sono stati sostituiti da don Gabriele e don Stefano i quali si sono velocemente inseriti nella nostra realtà. C'è un nuovo Consiglio Pastorale unitario, eletto nello scorso mese di ottobre, che esprime meglio il cammino comune che queste parrocchie della città intendono percorrere insieme.
Abbiamo voluto sottolineare il fatto che S. Antonio Abate è il patrono di una comunità, con una celebrazione unitaria nella chiesa a lui dedicata proprio oggi alle ore 10,30. Si è voluto anche aggiungere al "solito" meccanismo organizzativo della festa anche qualche momento di preparazione (ieri e l'altro ieri). Un primo passo che facciamo timidamente ma che sottolinea comunque una direzione presa e sulla quale si intende procedere. Con l'aiuto di Dio e l'intercessione di S. Antonio Abate.
mons. Gilberto Donnini