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Articolo 18/12/2011
Il 45° rapporto Censis sulla situazione sociale è pieno di suggestioni provocanti: sembra disegnare un quadro del Paese in bilico tra una crisi paralizzante e risorse che pure continuano ad esserci.
Il Censis parla di un'Italia più fragile rispetto agli anni scorsi, isolata, cioè fuori dai grandi processi internazionali e talvolta in balia di un'agenda dettata da altri. Lascia così balenare non tanto il rischio di un fallimento economico - quello che occupa lo scenario della cronaca - ma più ancora di un fallimento sociale , di fiducia. In sostanza, siamo ad un punto critico che richiede uno scatto, un passo significativo in avanti, recuperando consapevolezza delle basi solide che pur continuano ad esserci nel Paese (il Censis elenca il valore dell'economia reale, la base del sistema delle piccole e medie aziende, le eccellenze dei territori, la capacità di aggregazione che alimenta il fenomeno della solidarietà; anche se, ad esempio, la famiglia, vero asse portante della società italiana e rete tradizionale di salvezza, comincia a mostrare "segni di debolezza").
Un'attenzione speciale è dedicata ai giovani che il Censis mette al centro della crisi. Per giovani considera i minori di 35 anni per i quali, in 4 anni , si è verificato un crollo dell'occupazione. Nel 2010 quasi 1 su 4 tra 15 e 29 anni non studia né lavora. E più inquietante è il dato sugli scoraggiati, molto alto rispetto alla media europea: l'11,2% tra 15 e 24 anni, e addirittura il 16,7% tra i 25 e i 29, non è interessato né a lavorare né a studiare (in Europa, rispettivamente il 3,4 e l'8,5).
Al di là delle questioni specifiche, appare chiaro che la crisi ampia della nostra società, caratterizzabile per molti aspetti come crisi di speranze e di sfiducia, diventa un vero spauracchio per le giovani generazioni, cioè per color che per primi avvertono la necessità di aprirsi al futuro, che dovrebbero avere nel DNA la dimensione progettuale, le forze e l'entusiasmo per costruire il nuovo. Questo sembra il vero nodo da sciogliere e lo stesso rapporto Censis lo individua quando delinea "il bisogno e la prospettiva vitale del 'tornare a desiderare' come enzima da immettere nel corpo sociale, nella cultura collettiva, nei comportamenti individuali".
Tornare a desiderare, a sperare, a fare progetti, individuare mete personali e collettive: va in questa direzione la responsabilità di oggi. L'emergenza economica e politica non può sottovalutare ciò che è veramente in gioco: la capacità e la possibilità di un popolo di sollevare la testa e guardare avanti. È illusorio pensare che i soli poteri finanziari disegnino sviluppo, dice il Censis. Per questo servono consapevolezza chiara del momento, esempi virtuosi e un governo politico della realtà capace di mobilitare le energie collettive.
mons. Gilberto Donnini