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Articolo 04/12/2011
Ancora una volta il Papa ha sottolineato l'importanza delle questioni ambientali: all'Angelus di domenica scorsa ha ricordato l'inizio dei lavori a Durban, in Sudafrica, della Convenzione dell'ONU sui cambiamenti climatici, che si concluderà il 9 dicembre, per sviluppare e aggiornare il protocollo di Kyoto: "Auspico - ha detto - che tutti i membri della comunità internazionale concordino una risposta responsabile, credibile e solidale a questo preoccupante e complesso fenomeno, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni più povere e delle generazioni future".
L'attenzione ai grandi temi dell'ambiente è uno degli aspetti che caratterizzano il magistero di Benedetto XVI. Il motivo di questo convinto "ecologismo", lo ha ribadito domenica parlando dell'Avvento: "perché la nostra vita ritrovi il suo giusto orientamento, verso il volto di Dio". Ritrovare il giusto orientamento significa mettere le cose nel loro ordine: di qui la necessità di tenere insieme l'ecologia ambientale e l'ecologia umana, come ha ribadito instancabilmente in questi anni.
Proprio in questi tempi di crisi diventa fondamentale riferirsi ad un quadro globale. Nell'enciclica "Caritas in veritate" aveva indicato una strada: "Impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale legato ai valori della carità nella verità". In concreto, infatti, "il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell'ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e il relazione con gli altri". Insomma, il punto è proprio suscitare "quell'alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell'amore creatore di Dio".
Infatti, è forse proprio questa difficoltà di tenere insieme i vari aspetti della questione ambientale e della sua radice che fa riferimento alla persona umana, alla base dell'arduo cammino che ha seguito il Protocollo di Kyoto del 1997, tra l'altro mai ratificato da Cina e Stati Uniti che, insieme, valgono la metà delle emissioni mondiali.
La strada è tutta in salita: in tempi di globalizzazione è sempre più difficile dare risposte globali proprio perché, come si vede in queste settimane, è in corso una sfida su chi deve pagare i costi delle bolle speculative mondiali. Quello che i debolissimi attori internazionali e i recalcitranti governi nazionali non riescono a mette in agenda, diventa una piattaforma culturale e politica credibile e moderna. A partire dai nostri sistemi europei avanzati: qui da noi "l'alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell'amore creatore di Dio", può declinare verso il futuro l'eredità della democrazia occidentale e ridare slancio a quello stato sociale che rischia di sfasciarsi proprio per difetto di basi morali adeguate.
mons. Gilberto Donnini