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Articolo 16/10/2011

IL CONSIGLIO PASTORALE


Oggi in tutta la diocesi vengono eletti i Consigli Pastorali Parrocchiali (o di Comunità Pastorale, laddove ci sono), cioè quegli strumenti di cui la comunità cristiana dispone per tenere gli occhi aperti sulla realtà e per coordinare e rendere più incisivi gli sforzi di tutti i credenti nell'annunciare, nel tempo e nel luogo in cui si vive, la novità e la gioia del Vangelo.
Il Consiglio Pastorale è prima di tutto segno della presenza di una comunità (la parrocchia, la comunità pastorale) cioè quel luogo dove si professa e si vive concretamente la fede perchè la grazia, l'amore di Dio vengono comunicati a ciascuno attraverso l'appartenenza ad una comunità, ad un popolo. La fede cristiana è una fede comunitaria: o supera le divisioni, le incomprensioni e fa comunità, oppure non c'è; e, d'altra parte, impegna ciascuno a farsi testimone, annunciatore della fede perché tutti siano, come dice Gesù, "un solo gregge e un solo pastore
La parrocchia non è solo un "distributore di servizi", cioè un posto dove si va, quando serve, a chiedere prestazioni: il battesimo, la comunione, il funerale per i propri cari, qualche aiuto, ecc. È anche e prima di tutto il luogo della responsabilità: quella comunità in cui si entra attraverso la fede ed il battesimo, perché si è capito che Gesù soltanto è l'occasione della vita, è il luogo dove - nei limiti del possibile - ci si fa carico tutti insieme (preti, suore, fedeli laici) della fede e dei bisogni degli altri. E il Consiglio Pastorale è quel gruppo di persone che collabora più da vicino con il sacerdote in questo compito.
I membri del Consiglio Pastorale realizzano questa corresponsabilità - del resto richiesta apertamente dal nuovo Arcivescovo: "ho bisogno di voi", ha detto subito al suo ingresso - attraverso il "consigliare". Un atto, diceva il card. Martini, con cui "si tenta di guardare con amore all'estrema complessità delle situazioni umane concrete". Non un gesto di esibizionismo - per far vedere che si è più bravi degli altri - ma, avendo ben presenti le necessità della propria comunità, è un cercare di dare, alla luce della fede e della propria esperienza, quel consiglio che consenta di trovare le risposte più generose e più incisive.
Quindi, consigliare è un atteggiamento che richiede coinvolgimento: non basta, dopo aver detto la propria, stare a vedere cosa fanno gli altri. Consigliare non vuol dire far prevalere a tutti i costi il proprio punto di vista o quello del proprio gruppo, ma significa dare un contributo serio e costruttivo perché le decisioni prese siano illuminate e sostenute dal consiglio di tutti.
Ma consigliare, come sappiamo dal catechismo, è innanzitutto un dono dello Spirito e quindi richiede di lasciarsi ispirare da lui: per un servizio efficace alla comunità occorre un animo alimentato da molta preghiera, non solo dalla propria, ma da quella di tutti. É con questo spirito che oggi si andrà a scegliere (per poi sostenerli in seguito) coloro che hanno dato la propria disponibilità, e chiediamo, per loro e per tutti, l'aiuto del Signore.

mons. Gilberto Donnini