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Articolo 02/10/2011
Con una settimana di ritardo rispetto al tradizionale appuntamento dell'ultima domenica di settembre, gli oratori riprendono ufficialmente la loro attività. Il motivo dello spostamento è noto: domenica scorsa ha fatto il suo ingresso solenne nella nostra Diocesi il nuovo Arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola che abbiamo accolto con affetto e simpatia e quindi occorreva privilegiare questo importante appuntamento.
La festa dell'oratorio dice che questo resta un luogo fondamentale perché , in collaborazione con le famiglie, esprime l'impegno educativo della comunità cristiana nei confronti delle giovani generazioni. Oggi si sente con particolare urgenza la necessità di dare valori, di dare ideali, di dare fede a chi si affaccia su un panorama per tanti versi sconfortante, perché la realtà in cui viviamo sembra che non proponga più cose per le quali valga la pena di impegnare la vita, magari anche a costo di qualche sacrificio. Anzi tutto viene svuotato, relativizzato, banalizzato, messo in crisi: tante volte pare che non si sappia più perché e per che cosa vale la pena di vivere.
E allora, riaprire la propria vita e la propria comunità allo stile nuovo chiesto dal Vangelo, diventare capaci di rispondere ciascuno alla propria chiamata, alla vocazione alla quale il Signore ci chiama, significa compiere un grande sforzo educativo. Occorre educarsi ed educare a capire che uno stile di vita fondato su si sé, sul proprio egoismo e sul proprio interesse esclusivo finisce per condurre in strade senza uscita.
L'oratorio, con i sacerdoti che vi svolgono il loro ministero, è il luogo dove diventa ancora possibile non solo imparare in teoria, ma cominciare a sperimentare, quell'educazione al valore della fede che è il grande obiettivo e contemporaneamente il grande problema della comunità cristiana e di una famiglia che sia preoccupata di una crescita integrale ed armoniosa dei propri figli.
Forse, al momento, vedremo soltanto gli insuccessi, la gente che se ne va dopo la Cresima; magari sentiremo soltanto dei "no". Ma poi qualcuno di questi "no" a parole si trasforma in un "si" nei fatti perché, andando avanti nella vita c'è chi ci ripensa. E magari questo ripensamento sarà anche frutto di un cammino compiuto nell'oratorio, con il prete, con gli amici, di parole e (soprattutto) di esempi ricevuti dalla famiglia. Quelle cose, cioè, che portano a capire con scelte personali che la strada più giusta, alla fine, è quella sulla quale veniamo invitati a camminare dal Signore.
Ma oggi la festa è ancora maggiore perché la Comunità Pastorale S. Antonio Abate accoglie ufficialmente don Stefano e don Gabriele che hanno sostituito don Paolo e don Luca e che saranno impegnati in tutte le parrocchie della comunità ad accompagnare rispettivamente giovani e ragazzi.
Mentre festeggiamo l'apertura degli oratori, diciamo a loro il nostro benvenuto e il nostro augurio, ma contemporaneamente, ci sentiamo tutti invitati ad impegnarci insieme con loro nel compito educativo, come famiglie e come comunità.
mons. Gilberto Donnini