edicola - articoli

Articolo 04/09/2011

UN CAMMINO CHE CONTINUA


Ieri si è aperto ad Ancona il XXV Congresso Eucaristico Nazionale che terminerà l'11 settembre con la visita del Papa. Su questo appuntamento l'agenzia SIR (Servizio Informazione Religiosa) ha intervistato mons. Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla e presidente del Comitato della Conferenza Episcopale Italiana per i congressi eucaristici nazionali, ma ben noto ai varesini per essere stato diversi anni direttore a Villa Cagnola di Gazzada. Ne riportiamo una parte che appare utile a cogliere il senso e l'importanza di questo avvenimento che altrimenti rischia di restare confuso in mezzo al bailamme di notizie che ci assalgono ogni giorno.
Alla domanda dell'intervistatore se non si preoccupava "della distanza tra il grande numero di battezzati e la scarsità dei fedeli alla Messa domenicale", mons. Caprioli ha esordito con una battuta: "Mi preoccupo di più di come escono dalla chiesa quei fedeli che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica".
E, di fronte alla domanda dell'importanza dell'Eucaristia per la vita quotidiana, ha continuato: "Oggi viviamo in una società non più cristiana, per tanti aspetti. Il Convegno di Verona della Chiesa italiana ci ha ricordato la distanza della cultura e della visione cristiana, dai vari aspetti della vita e della mentalità contemporanea, sintetizzati nei cinque ambiti che hanno scandito i lavori (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione e cittadinanza). L'invito che il Papa ha fatto fortemente a Verona è stato a non considerare questa distanza culturale come una disgrazia o una fatalità, ma come un'occasione preziosa, un'opportunità per operare scelte prioritarie sul nostro modo di essere cristiani, soprattutto come testimoni del Risorto, speranza del mondo. È molto importante questa sintonia tra il Convegno di Verona e il Congresso eucaristico di Ancona, perché dà il forte senso di un cammino che continua".
L'intervistatore ha poi richiamato l'attenzione sul fatto che il cattolicesimo italiano è un cattolicesimo "popolare" e ha chiesto in che modo questo può aiutare ad abitare il mondo.
"Dire che il cattolicesimo italiano è popolare - ha risposto mons. Caprioli - non vuol dire fare una scelta di basso profilo, ma fare la scelta di una fede presente sul territorio, capace di ri-orientare la vita quotidiana delle persone e di orientare le forme di cultura diffuse nella società. La conseguenza fondamentale di tutto ciò è la presa di coscienza che occorre riattivare la vocazione secolare dei laici: se la domenica è di tutti i cristiani, i giorni della settimana spettano in particolare ai cristiani laici, perché sono loro che abitano i vari spazi della vita quotidiana. Il tema del Congresso eucaristico sollecita ad una visione dell'Eucaristia come luogo della generazione di vocazioni: l'Eucaristia ha una storia intensa, dal punto di vista della promozione di tutte le vocazioni e l'esortazione apostolica sull'Eucaristia emanata da Benedetto XVI (Sacramentum caritatis, 2006), parla dei luoghi della vita quotidiana come luoghi di 'coerenza eucaristica', riferendosi in particolare alla famiglia e alla scuola, ma anche alla professione e all'impegno politico".
E mons. Caprioli ha concluso sottolineando "il fatto che la testimonianza dell'Eucaristia nel quotidiano passa innanzitutto attraverso la testimonianza della concreta comunità locale".

mons. Gilberto Donnini