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Articolo 21/08/2011

NELLA FESTA DELLA "MOCHILA"


Lo stile dei giovani ha sempre imbarazzato adulti ormai inquadrati e un po' fossilizzati, suscitando ironie e disapprovazioni. L'interrogativo che sta sotto, però, non si può eludere e bisogna affrontarlo: cosa vogliono dire e dirsi i giovani con uno stile diverso?
Qualche decennio fa sarebbe stata inimmaginabile una folla variopinta e internazionale che colmasse vie e piazze di una città, incanalata e pacifica ma quanto mai mobile, che canta fuori degli schemi consueti. Così viene denunciato il bisogno giovanile che rompe strutture fisse, salvo poi crearne altre che alla fine risultano uguali, perché quello che è "di moda" omologa e, nell'appello alla diversità, si può ricadere in una somiglianza che non lascia spazio alla persona. Lo zainetto della Giornata Mondiale della Gioventù va riempito con saggezza, lo si chiama in questo 2011 mochila, ed è ormai diventato un simbolo: sacca, tascapane, bisaccia del pellegrino, richiamano e propongono altre realtà, ma questo è diverso. Perché?
Perché questa è la festa della mochila, di un incontro che sta portando l'impronta di quello spirito spagnolo che colora i balli ed i canti, vi conferisce un'aria di festa, diversa dal pellegrinaggio antico con abiti logori e stinti, contrassegnato da lunghe preghiere litaniche e dall'aria pensosa. Mochila potrebbe rivelarsi spuma e, quindi dissolversi ma, se la spuma è espressione di un bisogno interno, allora conduce più a fondo, alla ricerca della sorgente.
Chi saprà attingervi di più, ritornerà a casa non solo con il ricordo di un clima di festa, ma contagiato da un'altra parola spagnola: alegrìa che non è solo sintomo di ebrezza, ma di gioia nata dall'incontro con la realtà di Gesù. È spia di una mano che si è lasciata afferrare dalla mano di Dio sempre tesa: quindi un sentimento profondo che diventa molla di vita, anche quando si esce dalla gioventù e si entra nell'età adulta. Si crea così un rapporto davvero bello perché si fonda sulla roccia che è Cristo, che resiste ad ogni urto, perché la fede - la stretta potente delle mani intrecciate - decide di ogni momento della vita.
E allora la mochila, che prima o poi bisogna deporre, non resta solo un trofeo appeso alla parete della propria stanza, ma si diffonde nell'agire di ogni giorno, nelle scelte ineludibili, nella crescita della persona che costruisce rapporti nuovi e contribuisce alla realizzazione della società. Non possiamo consegnare ai giovani una società che fa acqua da tutte le parti e una comunità che si ripiega su se stessa, ma occorre aprirsi a questo soffio di novità, giocando la propria esistenza con coraggio, guardando ai deboli che vengono emarginati, agli affamati che muoiono, ai piccoli di cui viene distrutta l'infanzia con l'abuso sessuale o con azioni di guerra.
I ragazzi e ragazze della GMG vogliono una movida diversa, che non intorbidi la vita o polverizzi il cervello per eccesso di alcool: con il loro essere a Madrid, esprimono questi sì - anche se non incendiano auto, non sfasciano vetrine, non tirano sassi alla polizia - una vera e sana rivoluzione.

mons. Gilberto Donnini