edicola - articoli
Articolo 14/08/2011
Torniamo a parlare dei giovani e della Giornata Mondiale della Gioventù in questo tempo di vacanze in cui non mancano (vedi le violenze in Inghilterra) notizie sconfortanti. Lo facciamo perché anche dal decanato di Varese più di 250 giovani partono stamattina alle 10 da piazza Monte Grappa alla volta di Madrid; lo facciamo con la certezza di chi crede, da sempre, che le nuove generazioni siano tracce di speranza che neppure la cronaca nera può cancellare.
Forse è la convinzione che i giovani di oggi non siano solo quelli raccontati nelle prime pagine dei potenti (ma non sempre grandi) mezzi di comunicazione. Forse è il leggere nelle scelte di moltissimi giovani una indignazione non violenta di fronte a derive culturali, politiche ed economiche, la testimonianza di una gratuità - più diffusa di quanto si pensi - che appare oggi quasi come un "clandestino a bordo" della cultura del calcolo, del consumo e del protagonismo.
In questi giorni centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze stanno invadendo la Spagna: perché vanno a Madrid, dove li aspetta una grande calura, per incontrarsi ed incontrare un uomo anziano? È l'abbraccio di un padre quello che attendono, un abbraccio pieno di affetto, ma anche di incoraggiamento, di condivisione, di parole di vita e di fede.
Non vanno a Madrid per caso o per consuetudine e neppure Benedetto XVI va a Madrid per caso o per consuetudine. C'è un incontro preparato con cura nel tempo trascorso da Sidney e in quello trascorso dal primo appuntamento con Giovanni Paolo II. C'è una memoria che viene trasmessa di generazione in generazione non come nostalgia di un passato, ma come desiderio di altro, di pensieri grandi, di impegni coraggiosi. Di infinito, in una parola.
Arrivano da ogni angolo del mondo con le loro croci e la loro certezza che queste croci non sono la fine, ma l'inizio di tutto. Saremo vicini a loro perché vedremo una chiesa giovane e coraggiosa, vedremo che le radici cristiane in Europa e nel resto del mondo, anche nei terreni sconvolti dalla violenza, sono vive e generano vita e speranza.
Vogliamo esprimere gratitudine ancora una volta a questi giovani che non hanno rinunciato a stare con intelligenza e amore nella storia. Giovani la cui indignazione di fronte al male non sceglie la via della violenza, ma quella della responsabilità per costruire un mondo migliore.
mons. Gilberto Donnini