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Articolo 31/07/2011
"La politica di oggi può soltanto governare lo 'stare al mondo', non ha grinta, forza, illusione, voglia di conquista". Giuseppe De Rita pone questa riflessione in una nota apparsa recentemente in una rivista culturale. Il presidente del Censis lancia una provocazione che si innesta bene nei dibattiti, nei pensieri e nelle iniziative di questi anni: richiama, sia pure indirettamente, l'appello a formare una nuova generazione di politici.
"La vera virtù del politico - scrive - è l'intenzionalità, che è la guida a chi ha a cuore 'avere mondo'". Sembra un gioco di parole, ma non è così: "stare al mondo" indica il respiro mancante o l'affanno di una politica nella quale conta sempre di più "la misurazione del consenso" per cui "se il sondaggio va male conviene cambiare i contenuti del proprio modo di essere".
"Avere mondo" significa avere la capacità e la passione di pensare in grande, mentre si condividono le esigenze e le attese della gente. Significa conoscere la concretezza della vita e, nello stesso tempo, indicare un orizzonte di significati dentro cui collocarla perché sia una vita buona: per ognuno e per tutti.
De Rita è deciso nell'affermare che "la politica non è più formazione di significati e di senso, ma è espressione di una funzionalità che si riduce alla logica delle prestazioni". Ma non è solo la politica a trovarsi in questa situazione, la crisi è più profonda. "La perdita di valori della cultura cristiana di questi ultimi decenni - afferma - non è dovuta alla secolarizzazione, al fatto di non andare in chiesa, ma al fatto che le persone 'stanno al mondo' e sono interessate soltanto a questo".
Un passaggio che meriterebbe un approfondimento; ma non si può trascurare il nocciolo di verità che, richiamato dall'espressione "stare al mondo", rimanda al comune adeguarsi alle mode e alle apparenze. La politica non è figlia di nessuno: la cultura, la società e la stessa comunità cristiana vengono chiamate in causa.
Ed è proprio a questo punto che emerge in tutta la sua validità, lungimiranza e anche nella sua fatica, la scelta della Chiesa italiana di avere un percorso educativo capace di far cogliere la differenza tra lo "stare al mondo" e "l'avere mondo". È la differenza tra la mediocrità del sopravvivere e la misura alta del vivere, tra la paura e il coraggio di puntare al largo, tra l'offrire ai giovani le pantofole del tornaconto e l'attrezzarli con scarpe robuste per un'avventura audace come è, per esempio, l'impegno politico.
Una nuova generazione di politici verrà, se il disagio di fronte alla mediocrità non si ridurrà ad una reazione esteriore, ma si trasformerà in un soprassalto di coscienza e un di più di competenza. Tra pochi giorni a Madrid, si incontrerà con Benedetto XVI una gioventù (tra cui anche dei varesini) che "ha a cuore il mondo", cioè giovani che hanno pensiero, orizzonte e traguardo e c'è attesa per un messaggio che indicherà le fondamenta sulle quali costruire un impegno politico come testimonianza alta ed esigente di carità, come scelta coraggiosa per cambiare la direzione della storia.
mons. Gilberto Donnini