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Articolo 24/07/2011
Mentre si discute e ci si preoccupa giustamente per la crisi economico-finanziaria che l'Europa sta attraversando, non è forse inutile rileggere l'unificazione europea in un quadro più ampio. Lo facciamo ricorrendo ad alcuni spunti tratti dal pensiero del Beato Giovanni Paolo II che ha molto contribuito all'edificazione dell'Europa.
Robert Schuman, uno dei "padri" dell'Europa e per il quale è in corso un processo di beatificazione, era certo che la nuova Europa dovesse reggersi sì su basi economiche, ma anche su basi spirituali. E, in tre visite pastorali compiute in Austria nel 1983, nel 1988 e nel 1998, Papa Wojtyla ha offerto in questo senso spunti significativi che scaturivano dalla posizione geografica dell'Austria, centrale nel continente. Proprio a Vienna il Beato Giovanni Paolo II ha sottolineato il fatto che l'Europa doveva respirare con i suoi "due polmoni" (quello occidentale e quello orientale), perché ha sempre ricordato che l'Europa è più grande dei propri confini geografici.
Nella visita del !983 a Vienna (sei anni prima della storica "svolta" del 1989) Giovanni Paolo II aveva anticipato l'Europa più grande, che supera le divisioni di Jalta e aveva ricordato che l'Europa è una sola.
Nel 1988 il Beato Wojtyla, ha incitato più volte a una nuova evangelizzazione di tutta l'Europa e, nel 1998, sempre a Vienna, ha pronunciato un discorso appassionato per l'ampliamento dell'Unione europea. I "costruttori dell'Europa" avevano ancora il grande compito di "creare uno spazio europeo globale di libertà, di giustizia e di pace al posto dell'isola di benessere occidentale del continente", in cui sarebbero stati necessari "sacrifici concreti" a carico dei "Paesi più ricchi per livellare il solco di benessere esistente in Europa" ed auspicava il compimento di "passi utili ad avvicinare l'oriente e l'occidente del continente: i due polmoni dei quali l'Europa non può fare a meno se vuole respirare".
Giovanni Paolo II sapeva che l'unità del continente non può esistere senza una riflessione sull'anima dell'Europa e ha indicato con grande chiarezza la via per riscoprire l'identità europea nel 1982, durante la visita a Santiago de Compostela il luogo-simbolo dell'unità dell'Europa. Da qui egli ha rivolto un appello al vecchio continente per ravvivare le proprie redici: Papa Wojtyla è stato il primo a parlare di "radici cristiane" dell'Europa e, da quel giorno ormai lontano, l'immagine delle radici cristiane dell'Europa non è più scomparsa dalla discussione pubblica.
Ma, nello stesso tempo, il Beato Wojtyla non ha mai dubitato del fatto che i confini dell'Europa andassero ancora oltre, facendo capire che, se vogliamo risolvere davvero i problemi, l'Europa non potrà mai essere una "fortezza" che si chiude in se stessa.
mons. Gilberto Donnini