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Articolo 03/07/2011
"Non c'è nulla di magico nel cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio". Un pensiero ripreso dall'omelia del Papa in S. Giovanni in Laterano lo scorso 23 giugno solennità del Corpus Domini, che si innesta su quello della "Lettera al laico" che, poco prima, era stata diffusa a Firenze al termine del convegno del Centro Orientamento Pastorale (Cop), dedicato al tema "Educarsi alla corresponsabilità".
Nella lettera del Cop c'è l'invito ad essere "umili e onesti nell'uscire al difuori di noi stessi per servire gli uomini in modo vero". C'è l'appello a non trascurare quanti sono "tentati di sostituire Dio con altro come se fosse lo sfondo di un desktop dell'Ipad di fine tecnologia digitale". Attorno alla figura del laico nessun tono rivendicativo, ma la consapevolezza che, soprattutto in tempi complessi, la maturità dei laici è una risorsa preziosa per una Chiesa che vuole dialogare con il mondo: un percorso di fiducia e di stima reciproche da qualificare e verificare continuamente.
Questo oggi significa guardare insieme, laici e preti, agli scopi, ai metodi e agli obiettivi del percorso pastorale che la Chiesa italiana ha iniziato in questo secondo decennio del Duemila. "La sfida della corresponsabilità - così nella lettera del Cop - l'affrontiamo anche nel campo dell'educazione per dare vita a progetti, esperienze, iniziative in grado di raccogliere le sfide del tempo. Con esperienze popolari disseminate sul territorio". Una responsabilità, quindi, diffusa e condivisa.
Non laici solo disponibili per qualche (sia pure importante) servizio alla comunità cristiana, ma laici che dalla maturità della loro fede e della loro vita fanno derivare una presenza viva nella Chiesa perché sia voce e luogo di una speranza quotidiana e fanno derivare, ancor più, una testimonianza nella città perché sia luogo di giustizia, di pace e di solidarietà.
Benedetto XVI nel ricorda lo stile: "Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo portando dentro di noi il Corpo del Signore". Sono parole che non occorre spiegare, ma bisogna soltanto vivere.
Da questa maturità, dalla fatica e bellezza di vivere ogni giorno il Vangelo - che appartengono ad ogni battezzato - può nascere quella corresponsabilità rinnovata di cui non possono fare a meno l'educazione e l'evangelizzazione. In questa avventura, preti e laici sono insieme, con l'umiltà di sapersi "semplici chicchi di grano" e custodi di una "ferma certezza": sapendo entrambi che anche nella corresponsabilità non c'è nulla di magico, non ci sono scorciatoie.
mons. Gilberto Donnini