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Articolo 12/06/2011
Ci sono sempre più poveri, anche tra categorie inaspettate e occorre dar loro la possibilità di provvedere ai bisogni minimi, come pagare l'affitto e fare la spesa. Nasce con questo scopo la proposta di istituire un "reddito di autonomia ", avanzata dalle Caritas lombarde e contenuta in una ricerca, curata da Rosangela Lodigiani ed Egidio Riva, presentata il 7 giugno a Milano.
Il "reddito di autonomia", nelle intenzioni dei ricercatori, non è una forma di sostegno assistenzialistico, ma uno strumento universale e selettivo, destinato a chiunque si trovi nella condizione, più o meno temporanea, di mancanza di mezzi sufficienti ad una vita dignitosa, e volto a favorire l'investimento su di sé e sulle proprie capacità. L'iniziativa è rivolta alle famiglie con figli e i destinatari ricevono un contributo in cambio dell'adesione ad un programma vincolante (se non lo si rispetta il contributo viene interrotto) che prevede una serie di obblighi come, ad esempio, l'iscrizione ai centri per l'impiego, la sottoscrizione dell'immediata disponibilità al lavoro, la partecipazione a corsi di riqualificazione professionale.
La ricerca è stata realizzata sotto la direzione scientifica di Gian Paolo Barbetta, Luigi Campiglio e Michele Colasanto, tutti docenti dell'Università Cattolica di Milano. L'Italia e la Grecia sono i soli paesi europei a non prevedere una forma di sostegno al reddito per indigenti e le attuali misure di contrasto alla povertà sono insufficienti: a dimostrarlo sono sia le ricerche, che l'esperienza sul campo degli operatori Caritas.
Sollecitate anche dalla campagna di Caritas Europa "Zero poverty", conclusa lo scorso anno, le Caritas lombarde hanno studiato e adattato al contesto italiano e lombardo, una misura già in vigore in tutti i principali paesi dell'Unione, che consentirebbe di offrire un aiuto a quelle categorie sociali oggi in difficoltà e per le quali non sono previste tutele adeguate: persone che, pur lavorando, non riescono a raggiungere livelli di reddito sufficienti perché svolgono impieghi saltuari e mal retribuiti, capifamiglia disoccupati e senza cassa integrazione, madri costrette a farsi carico da sole dei figli.
Il "reddito di autonomia" riguarda l'intero nucleo familiare. Tra gli impegni che la famiglia sottoscrive che la famiglia si assume accettando il patto di reinserimento sociale, ci sono anche l'iscrizione dei bambini alla scuola materna e la frequenza scolastica per i figli minori fino all'età dell'obbligo.
Lo schema proposto prevede una collaborazione stretta tra istituzioni e privato sociale, secondo il principio di sussidiarietà e il "reddito di autonomia" dovrebbe sostituire misure già esistenti che, proprio perché frammentarie, risultano scarsamente efficaci consentendo, quindi, di razionalizzare la spesa sociale. I costi aggiuntivi, infine, dipendono dall'entità del contributo e dall'area dei beneficiari che si vuole selezionare. A titolo di esempio, i ricercatori hanno stimato che con un sussidio medio mensile di 408 € a famiglie con almeno un minore a carico, il costo aggiuntivo sarebbe di € 80milioni che si aggiungerebbero ai 126 già oggi erogati dalla Regione Lombardia.
mons. Gilberto Donnini