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Articolo 15/05/2011
Nei giorni scorsi, Benedetto XVI ha compiuto, da Aquileia a Venezia, un grande e festoso viaggio nel vivo della "nuova evangelizzazione": in costante dialogo con la Chiesa e la società locale, ha posto un altro tassello di quella proposta diretta all'Europa e al mondo occidentale - cioè ai paesi di più antica e radicata cristianità - che rappresenta una delle linee centrali del suo pontificato. Un rapporto tra radici cristiane, presente complesso e futuro da costruire, impegnativo ed aperto.
Il Papa ha rilanciato una sfida da cogliere in tutta la sua pienezza: "Siete chiamati a promuovere il senso cristiano della vita, mediante l'annuncio esplicito del Vangelo, portato con delicata fierezza e con profonda gioia, nei vari ambiti dell'esistenza quotidiana. I cambiamenti culturali in atto chiedono di essere cristiani convinti, capaci di affrontare le nuove sfide, in rispettoso confronto, costruttivo e consapevole, con tutti i soggetti che vivono in questa società ".
Il Papa invita a "cercare di comprendere le ragioni del cuore dell'uomo moderno", avendo chiari i punti di partenza e quello di arrivo. Ci sono gli spazi della politica, dell'economia, della cultura - oggi come domani - da "umanizzare", in cui "assumersi responsabilità dirette", dove operare per "edificare una 'vita buona' a favore e al servizio di tutti". È il "grande sforzo da compiere" perché ogni cristiano "si trasformi in testimone, pronto ad annunciare con vigore e con gioia l'evento della morte e della resurrezione di Cristo".
Stiamo attraversando un passaggio storico non scontato, competitivo, che richiede impegno rinnovato. Infatti Benedetto XVI ha ben presente il rischio di una omologazione alle "ricorrenti tentazioni della cultura edonistica e ai richiami del consumismo materialista". Lo ha detto chiaramente nel discorso conclusivo al mondo della cultura, dell'impresa e dell'arte: "Si tratta di scegliere tra una città 'liquida', patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell'effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo alle sorgenti benefiche dell'arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli", in una parola, alla sua identità cristiana.
Che non è una ideologia né un'utopia: il Vangelo, ribadisce il Papa, "è la più grande forza di trasformazione del mondo". È "la via", prosegue Benedetto XVI, "cioè il modo di vivere che Cristo ha praticato per primo e che ci invita a seguire". Indica le grandi prospettive e, nello stesso tempo, la consapevolezza della quotidianità.
La nuova evangelizzazione dell'Occidente comporta fedeltà e creatività, la verità nella carità, ripete il Papa, consapevole che comunque la credibilità passa per la concretezza e insieme per la capacità di progetto e di visione. Una sintesi che anche la vita civile ed economica reclamano con sempre maggiore urgenza.
mons. Gilberto Donnini