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Articolo 13/02/2011

LE SCARPE DELLA GENTE


C'è un gesto che ha impressionato nella vicenda che ha visto alla ribalta in queste settimane l'Egitto e il braccio di ferro della gente con Mubarak.
La piazza in cui si era ammassata la gente si chiama Tahrir che significa liberazione e il milione di persone che l'altro giorno l'affollava ha sventolato le bandiere ed ha esultato sentendosi finalmente liberata dall'annuncio delle dimissioni di Mubarak. Soltanto il giorno prima lo stesso Mubarak aveva parlato alla nazione e sembrava un grande discorso: aveva detto che il popolo deve essere autore e protagonista del suo futuro; aveva dichiarato che il sangue dei martiri non era stato sparso invano; aveva raccontato commosso di quando la bandiera egiziana era tornata sul Sinai, di quanto l'Egitto aveva fatto da quel giorno a favore della pace. Aveva detto che ama il suo paese e che nel suo paese vuole morire ed essere sepolto.
Ma quando tutti si aspettavano il passaggio finale , che lo avrebbe riscattato e consegnato alla storia come un uomo che riusciva a riconciliarsi con la sua gente, anziché annunciare le sue dimissioni ha cominciato ad inveire contro i nemici del popolo, contro i giornalisti, contro chi irresponsabilmente lavora contro il paese e monta false accuse contro di lui e il governo, contro chi dall'estero getta il discredito e vorrebbe imporre i propri diktat.
A questo punto la gente è ammutolita ed - ecco il gesto - è esplosa mostrando le scarpe. Un gesto fortissimo con il quale gli arabi manifestano un disprezzo totale, assoluto e non recuperabile. Un gesto umiliante e definitivo, nello stesso tempo molto più potente e molto meno volgare di quelli che vediamo fare da noi con le dita, anche da membri del governo. Un gesto che segnava la determinazione di un popolo che non ha avuto paura, in questi giorni, di sfidare il coprifuoco, l'esercito, i sostenitori di Mubarak.
Quella determinazione ha fatto crollare la resistenza del vecchio presidente, che, il giorno dopo, ha ceduto, lasciando il potere ai militari: non sappiamo come andranno ora le cose e ci auguriamo che si tratti di un passaggio dove prevalga effettivamente la democrazia e non sfoci in qualche deriva integralista.
Per ora, tuttavia, rimane la gioia della gente e la delusione per un leader che ha occupato il potere per trent'anni e non ha saputo fare un passo indietro con dignità. Il giorno prima, sentendosi assediato, ha deciso di ruggire, come un animale ferito; il giorno dopo, di fronte alla forza di un gesto che probabilmente è stato decisivo, si è dato alla fuga.
Scelte non grandi, ma anche scelte pericolose, praticate spesso da uomini che ormai vecchi, assediati dalle conseguenze delle proprie azioni, non riescono più a guardare alla realtà, ma vedono solo gli innumerevoli specchi di cui si circondano.

mons. Gilberto Donnini