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Articolo 06/02/2011
"Educare alla pienezza della vita": è il titolo del messaggio dei vescovi italiani in occasione della Giornata per la vita che si celebra oggi.
Che la vita vada tutelata e difesa potrebbe sembrare ovvio, ma forse non lo è poi tanto, perché esistono oggi gravi violenze contro la vita: la violenza della criminalità (più o meno organizzata), la violenza del terrorismo che rendono talvolta insicure anche le nostre strade. La droga, la violenza perfino contro i bambini, l'aborto, l'eutanasia, l'emarginazione dei più deboli.
Bisognerà dire con chiarezza che non ci potrà essere rinnovamento morale - e quindi neanche rinnovamento culturale, sociale e politico - se non parte, prima di tutto, dal rispetto della vita di ogni uomo e di ogni donna, dal momento in cui la vita ha inizio, al momento in cui giunge naturalmente al suo termine.
Non ha fondamento morale autentico una società che, mentre reclama a gran voce grandi valori e diritti come l'ambiente, la salute, perfino la giustizia e la pace, poi si contraddice e fa diventare poveri i più poveri, rinnega la solidarietà, delude i giovani, non rispetta nemmeno i bambini e magari considera irrilevante - se non addirittura una conquista - l'interruzione della vita prima che nasca o prima che naturalmente finisca.
Di fronte a questa realtà i cristiani e tutti gli uomini e le donne di buona volontà, sono invitati a testimoniare, con la parola e con l'impegno concreto, innanzitutto il rispetto per ogni vita umana, a chiunque appartenga, senza distinzioni di razza, di nazionalità, di meriti, di dignità o di efficienza.
Ma non basta rispettare e difendere la vita, bisogna anche promuoverla, sviluppando quelle condizioni di pace, di progresso, di solidarietà che permettono non solo di sopravvivere ma di crescere.
E si tratta di mettersi dalla parte della vita con la parola, ma soprattutto con l'esempio concreto: siamo, quindi, tutti chiamati ad operare a favore della vita umana, con iniziative personali e comunitarie, con iniziative concrete e generose: qualche indicazione ed esempio ci viene data durante la prossima settimana, come avrete letto sui giornali.
Ripartire dal rispetto della vita umana per rinnovare la società. Questo appare un programma realistico per ogni rinnovamento che non sia soltanto di facciata: rassegnarsi ai fatti e alla cultura di morte vuol dire non solo uccidere le persone, ma anche lasciar morire la speranza.
mons. Gilberto Donnini