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Articolo 19/12/2010
"Se la libertà religiosa è via per la pace, l'educazione religiosa è strada privilegiata per abilitare le nuove generazioni a riconoscere nell'altro il proprio fratello e la propria sorella, con i quali camminare insieme e collaborare perchè tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana, dalla quale nessuno deve essere escluso".
Un pensiero breve, incastonato come un diamante in un prezioso anello di riflessioni: illumina il filo rosso della sensibilità educativa che corre lungo tutto il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della Pace 2011. Il Papa ribadisce che l'impegno, la responsabilità e la bellezza di educare alla libertà appartengono ad ogni uomo ed ogni donna.
La "strada privilegiata" dell'educare attraversa il terreno della coscienza, cioè il luogo interiore di ogni persona in cui la scintilla della verità tiene viva la ricerca e la scelta del bene e del bello. È la strada che il Papa indica ricordando che la libertà religiosa, che sta alla base di ogni altra libertà, è fondata "nella dignità stessa della persona".
Un percorso che viene proposto soprattutto alle giovani generazioni e, per questo, si rivolge agli ambienti nei quali prendono forma le loro sensibilità, i loro sogni, i loro desideri. A iniziare dalla famiglia che "fondata sul matrimonio, espressione di unione intima e di complementarietà tra un uomo e una donna, si inserisce in questo contesto come la prima scuola di formazione e di crescita sociale, culturale, morale e spirituale dei figli, che dovrebbero sempre trovare nel padre e nella madre i primi testimoni di una vita orientata alla ricerca della verità e dell'amore di Dio".
Nella famiglia l'educazione può prendere o, al contrario, perdere la dimensione religiosa, può arricchirla oppure svuotarla, può spegnerla con la mediocrità piuttosto che accenderla con pensieri grandi e con "relazioni armoniose a tutti i livelli della convivenza umana".
L'educazione religiosa, da non intendere solo come educazione confessionale, costruisce una armonia interiore che vede intrecciarsi e fecondarsi le dimensioni orizzontali e le dimensioni verticali del vivere e del pensare. Un dialogo continuo tra fede e ragione che, dando vita alla speranza, distingue un essere umano da ogni altro essere vivente.
"Questa - scrive ancora Benedetto XVI - è la strada da percorrere sapientemente per la costruzione di un tessuto sociale solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita , in una società libera, in uno spirito di comprensione e di pace".
Non appassionare le nuove generazioni alla libertà religiosa, non aiutarle a comprenderne l'autentico significato, rende loro difficile, se non impossibile, dare fondamento a tutte le altre libertà. E questo è avvenuto e sta avvenendo anche nel nostro paese, nella nostra Europa.
I primi a pagarne le conseguenze sono i giovani ed è soprattutto per loro che il messaggio diventa una bussola preziosa nell'attraversare, mai da soli, il mare agitato della storia e della cronaca.
mons. Gilberto Donnini